AFFARI & FINANZA

Il rispetto dei trattati e l’ira di Draghi

Con la sentenza della Corte Costituzionale tedesca del 5 maggio tutti i principi del diritto internazionale vengono ribaltati e si apre un grave conflitto istituzionale

Tra i principi fondanti il diritto internazionale due sono quelli che sempre vengono rievocati nella mente di ogni negoziatore: il rispetto di quanto si firma e la reciprocità degli impegni presi.

Il primo deriva da una consuetudine già vigente al tempo dell’impero romano sintetizzata nel brocardo ‘pacta sunt servanda’, il secondo implica che i contenuti di un accordo devono essere validi e reciproci per tutti i contraenti.

I principi consuetudinari, che sono la genesi del diritto dei trattati, valgono sopra ogni cosa e non vi è norma interna, neppure di rango costituzionale che possa prevalere su di essi. O meglio, qualora quanto si firma vada in contrasto con l’ordinamento interno di un singolo Paese, le difficoltà vanno rappresentate prima e se l’ostacolo persiste ovviamente quel Paese non può aderire al trattato con la propria sottoscrizione.

Il problema non è solo riferito al diritto comunitario che è stato detto prevalere sulle leggi nazionali , ma è comune ad ogni tipo di accordo internazionale.

Anche nel caso della BCE, il proprio regolamento è disciplinato da un intero capitolo del Trattato del Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e il suo statuto è definito in un protocollo allegato, quindi parte integrante del trattato.

Trattato sottoscritto, ratificato ed entrato in vigore!

Con la sentenza della Corte Costituzionale tedesca del 5 maggio tutti i principi del diritto internazionale vengono ribaltati e si apre un grave conflitto istituzionale in quanto il merito del contenzioso era già stato esaminato sfavorevomente dalla Corte di giustizia europea, verdetto che evidentemente la Germania non ha ritenuto di accettare.

Ora, indipendemente dal merito della questione che riguarda l’acquisto di titoli di debito pubblico per 2600 miliardi fatti dalla BCE nel 2015 mediante il Quantitative Easing   applicato dall’allora Governatore  Mario Draghi, il cuore del problema sta nel fatto che che vi è un Paese nell’ambito dell’UE che ritiene che la propria Corte prevalga su quella Europea, peraltro  anch’essa prevista dal Trattato.

Il problema non è quindi solo monetario ma va ben oltre perchè dimostra che vi è un vulnus proprio nelle fondamenta delle istituzioni europee. La sentenza oltre a permettere  al Cancelliere Angela Merkel di sedersi ai prossimi tavoli di trattative con una propria posizione non più discutibile – perchè ovviamente sosterrà di non poter andare contro la propra costituzione – potrebbe sottacere una volontà della Germania di non sentirsi più a suo agio all’interno dell’Europa.

Vi è un altro aspetto da considerare e riguarda Mario Draghi che si può ben immaginare non abbia preso molto bene l’esito di una sentenza che in pratica lo accusa neanche troppo indirettamente di aver operato fuori dalle norme.

Chissà se il suo riconosciuto rigore lo porterà a cambiare idea sul deciso rifiuto di prendere in mano il Governo italiano non foss’altro per far valere in sede internazionale la validità di una politica monetaria applicata in ossequio alla disciplina dei Trattati ma non tralasciando, eventualmente, di esplorare nuovi orizzonti.       

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