SPECIALE CORONAVIRUS

Quel malinteso senso di libertà

L'euforia conseguente a queste prime ore di allentamento delle misure più restrittive può costarci molto caro nei prossimi mesi

L’avvio in queste ore della Fase 2 della strategia di contenimento del coronavirus ha, come prevedibile, instillato in molti un senso di sollievo e di scampato pericolo. Il traffico è in molti casi ritornato moderatamente intenso, si rivedono aperte attività commerciali chiuse da tempo, si ritorna prudentemente alle visite ai congiunti e si passeggia con un occhio alla strada e uno all’eventuale incrocio con i passanti. Come ci si poteva aspettare, tuttavia, alcuni hanno inteso l’avvio della nuova fase come un momento di liberazione dalle costrizioni, ed hanno messo in atto comportamenti incoscienti da un punto di vista personale e sociale.

Quello che è accaduto a Milano all’incrocio tra via Nino Bixio e via Oberdan ha dell’incredibile, soprattutto considerando che siamo nella regione con il tasso di infezione e di decessi più alto d’Italia. Un gruppo di una trentina tra ragazzi e ragazze ha inscenato un flash mob danzante, in cui si sono esibiti in movenze più o meno aggraziate al suono di Sweet dreams degli Eurythmics. Gli automobilisti in transito si sono fermati a riprendere il tutto, e gli abitanti del luogo dalle finestre hanno partecipato all’euforia generale. Parlare di distanze di sicurezza tra i convenuti era ovviamente improponibile, in barba a qualunque disposizione nazionale o regionale. Colpisce ancora di più che il tutto sia avvenuto in pieno centro, e non nella sottocultura di qualche periferia malfamata. Il tutto è ovviamente finito di corsa sui social, e in queste ore continua a rimbalzare sui profili di tutta Italia.

Da un punto di vista umano, avendo avuto vent’anni e tanta gioia di vivere, quanto successo è pienamente comprensibile. Dopo due mesi di clausura forzata, avere voglia di ballare con tutta l’energia della giovinezza è naturale, e sarebbe stupido negarlo. Quello che preoccupa, invece è in primo luogo l’assoluta incoscienza con cui questo evento è stato organizzato. Peggio ancora, preoccupa la possibile emulazione da parte di altri gruppi più o meno grandi. Come si farà a negare ai bambini ed ai ragazzi di giocare insieme? Come si farà ad impedire ai tifosi di assistere alle partite della squadra del cuore? Come sarà possibile imporre ad uffici ed aziende le norme del distanziamento sociale?

L’entrata nella Fase 2, specie per determinate regioni dove ancora centinaia di contagi e morti sono all’ordine del giorno, non può e non deve essere un segnale di liberi tutti. Se non lo si è ancora capito, l’attuale fase di contenimento dell’epidemia è il risultato dei due mesi di sacrifici che tutti, con gradi variabili di peso individuale, abbiamo sopportato fino a questo momento. La nostra non è ancora una società guarita da questo morbo, ma va considerata come un paziente in convalescenza. Qualcuno, cioè, rimasto allettato per un paio di mesi a causa di una grave malattia, che pur quasi guarito clinicamente, è ancora debole. Un paziente così non può eccedere negli sforzi, e non può avere comportamenti meno che prudenti, pena la più classica delle ricadute.

Nelle condizioni epidemiologiche in cui siamo, e che gli scienziati più ponderati non mancano di sottolineare, pensare che tutto sia passato è un’illusione che può avere conseguenze terribili. Da più parti si sottolinea come con il ripresentarsi della stagione invernale anche l’epidemia potrebbe riprendere forza. L’unico modo che abbiamo per scongiurare questa eventualità è essere prudenti ora, nel momento in cui la carica virale nella popolazione ed il potenziale di contagio sono in discesa. Meno offriamo al virus spunti di contagio e di entrata in latenza, meno saranno le probabilità che con il ripresentarsi delle condizioni scatenanti si abbia una nuova e tragica ondata di decessi.

Il malinteso senso di libertà conseguente a queste prime ore di allentamento delle misure più restrittive può costarci molto caro nei prossimi mesi, e ci auguriamo che le forze dell’ordine milanesi, come quelle del resto d’Italia, siano attente nello scongiurare ed eventualmente punire imprudenze di questo tipo.

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