STRATEGIE

Il non discorso del re, il discorso del non re

Pathos, ethos, logos: per l'arte di persuadere occorre seguire Aristotele

Aristotele sosteneva che la dote di persuadere, quando parliamo in pubblico, si basa su tre importanti pilastri espositivi pathos, ethos, logos.

Il pathos si rivolge alle emozioni di chi ascolta portando lo speaker ad essere considerato come uno di coloro che ascoltano, seduto nel proprio salotto come re Giorgio VI quando introdusse il celebre discorso per annunciare l’entrata in guerra: ‘’in quest’ora grave invio a ogni famiglia della mia gente questo messaggio, come se fossi in grado di varcare la soglia di casa vostra e parlarvi di persona’’.

Martin Luther King nel suo famoso ‘’I have a dream’’ mise pathos nel dire ‘’Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà della storia del nostro Paese’’ 

Per avere ethos, chi parla deve essere credibile nel modo di irrobustire la propria autorevolezza, fattore intangibile vicino ma non sovrapposto alla autorità tangibile nel ruolo che si ricopre, apparendo coerente nei valori etici e morali che chiede di condividere e non impone al pubblico a cui si rivolge.

Nella parte finale del suo discorso, re Giorgio VI dirà: ‘’Ci potranno essere giorni bui davanti a noi e la guerra non si limiterà al campo di battaglia, ma possiamo fare solo il giusto’’. Questo passaggio provoca un sussulto a chi lo ascolta, pur sapendo che sta affrontando una guerra e potrà morire, ma lo speaker fa sentire come lo scopo sia comune per l’intera nazione e non è possibile fare diversamente, perché ‘’più e più volte, abbiamo cercato di trovare una via pacifica per risolvere le differenze tra noi e quelli che ora sono i nostri nemici, ma è stato invano’’.

Questo discorso ebbe impatto enorme, perché il capo di uno stato spiegò il perché di una decisione non procrastinabile, seppur drammatica, per farne prendere a tutti coscienza e ottenere il massimo della partecipazione, nel fine comune di combattere ‘’i nostri nemici’’. Un perché che ancora è un limite di molti capi struttura o divisioni, altro che stati. Un fenomeno che in gergo aziendale viene definito ‘’una pizza al 12’’, dove chi riceve un compito non ha la visione dell’insieme in cui si muove e lo fa con bassa partecipazione, vedendo limitato il proprio campo di iniziativa perché si sente al buio. 

Il logos attiene alla logica del discorso, mettendo in relazione in maniera comprensibile le conseguenze alle cause affinché le prime siano accettate e le seconde fatte come proprie, ancora re Giorgio VI ‘’Siamo stati costretti in un conflitto… ad affrontare la sfida di un principio che, se dovesse prevalere, sarebbe fatale…’’

I leader di oggi sembrano impreparati nella gestione di una nuova crisi mondiale, che per numero dei paesi colpiti può sicuramente essere paragonata alle due ultime guerre, probabilmente troppo protesi a rincorrere un modello comunicativo in cui arrivare primi è l’obiettivo, senza essersi preparati bene a cosa dire e come porlo in maniera tale di assicurarsi la partecipazione del proprio popolo, laddove i loro interventi rappresentino l’amalgama necessaria per agire unitamente.

In questa nuova era in cui le informazioni sono velocissime grazie ai social ed al digitale, i punti di riferimento a cui la società moderna mostra più attenzione sono proprio coloro che a questa rivoluzione hanno contribuito maggiormente.

Con le scoperte visionarie che hanno effettuato, assumono intorno alle loro figure i tre pilastri in grado di persuadere nel modo inteso da Aristotele, loro autoritari pur senza autorità decisionali ufficialmente accreditate. Forti  della loro intelligenza, del loro genio, che ha modificato, facilitandoli, i modi di vivere di ogni essere umano sulla faccia della Terra e sono ascoltati come guru dalle nuove generazioni che vedono diversamente i loro capi di governo, incartati tra frasi fatte, modi di dire poco diretti ma soprattutto non rappresentativi davanti alle telecamere perché non riconosciuti come meritevoli di essere li e quindi non ascoltati.

Non sorprende quindi nel 2020 leggere l’intervista di Bill Gates, rilasciata su Forbes, dove ci spiega come si svolgerà l’adattamento dell’uomo durante ed alla fine del COVID-19 e indica agli investitori su cosa puntare nel futuro. 

Gates non si limita a restare nel suo campo parlando di viaggi di lavoro che diminuiranno aumentando parallelamente le riunioni virtuali, ma abbraccia temi più ampi arrivando a delineare il futuro nel mondo della giustizia, sicuro che il processo di digitalizzazione la renderà più efficiente e migliore di prima, restituendoci dei leader politici ancor più statici nel cambiamento che ci sta travolgendo.

Bezos ha reso questa pandemia più vivibile permettendoci di sentirci meno isolati, crescendo del 5% il suo fatturato già enorme e con questi capitali lui e gli altri big della tecnologia  come Jack Dorsey (Twitter), Reed Hastings (Netflix), Jack Ma (Alibaba), Elon Musk (Tesla) stanno rigenerando il sistema investendo sulle strutture che garantiscono le cure e la ricerca del vaccino.

Tra questi progetti il più promettente è quello finanziato proprio dallo stesso Gates, denominato Ino-4800 per un vaccino COVID-19.

Oggi sono loro a rappresentare i cittadini del mondo, loro il pathos, ethos, logos li hanno conquistati sul campo e non hanno bisogno di essere come noi perché siamo noi a voler essere come loro.

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