TECNOLOGIE & SALUTE

App anti-Covid? Ecco l’eccellenza australiana

Il governo di Canberra ha scelto una strada molto diversa da Palazzo Chigi: estrema franchezza, comunicazioni sui siti web ufficiali, risposte chiare alle domande dei cittadini

Chiarezza e trasparenza sono gli ingredienti principali della soluzione adottata dal Ministero della Salute in quel di Canberra.

Il Governo australiano ha scelto di evitare dubbi e perplessità, parlando con estrema franchezza, facendolo in forma ufficiale sulle proprie pagine web, prevedendo le domande della gente e fornendo risposte alla portata di tutti.

La guerra al coronavirus si vince solo con un approccio sistematico e strutturato, non con la dispersione di “veline” anzitempo, con mille microprovvedimenti sottoposti a restyling fino ad un istante prima della pubblicazione, con la “secretazione” delle relazioni di valutazione delle proposte e dei progetti delle applicazioni giunte al Ministero dell’Innovazione, con l’affidamento di un “appalto di servizio”.

Dall’altra parte del pianeta hanno scelto una applicazione mobile chiamata COVIDSafe la cui installazione è completamente volontaria ma di cui è stata spiegata in modo garbato che “è qualcosa che puoi fare per proteggere te, la tua famiglia e i tuoi amici e salvare la vita di altri australiani” e che aiuta i funzionari sanitari dello stato e del territorio a contattare rapidamente le persone che potrebbero essere state esposte a COVID-19 riducendo il rischio di ulteriore contagio.

È chiarito che i funzionari sanitari dello Stato e quelli delle articolazioni sul territorio possono accedere alle informazioni sull’app solo se qualcuno risulta positivo e accetta che le informazioni nel proprio telefono vengano caricate. I funzionari sanitari possono utilizzare le informazioni sull’app solo per avvisare coloro che potrebbero aver bisogno di mettere in quarantena o sottoporsi a test.

Ma come funziona COVIDSafe?

Quando si scarica la “app” si forniscono nome, numero di cellulare e codice postale e si seleziona la fascia d’età. L’utente riceve un SMS di conferma per completare l’installazione. Il sistema crea quindi un codice di riferimento crittografato univoco solo per te.

Quando è in uso la app COVIDSafe riconosce altri dispositivi con la medesima applicazione installata e il sistema trasmissivo Bluetooth abilitato. Quando l’app riconosce un altro utente, annota la data, l’ora, la distanza e la durata del contatto e il codice di riferimento dell’altro utente. Tutto questo avviene senza raccogliere la posizione dell’utente con strumenti di geolocalizzazione.

L’efficacia si ottiene con l’app COVIDSafe in esecuzione nel corso di ogni attività quotidiana e quando si entra in contatto con altre persone, ed è previsto che gli utenti ricevano notifiche quotidiane per assicurarsi che l’app COVIDSafe sia “attiva”.

Le informazioni sono crittografate e l’identificatore crittografato viene archiviato in modo talmente sicuro sul telefono che nemmeno l’utente vi può accedere. Le informazioni di contatto memorizzate nei cellulari delle persone vengono eliminate (tenendo conto del periodo di incubazione COVID-19 e del tempo necessario per il test) in un ciclo continuo di 21 giorni.

Quando alle persone viene diagnosticata la positività al COVID-19, i funzionari sanitari chiedono a loro o ai loro genitori / tutori con chi sono stati in contatto. Se questi soggetti dispongono dell’app COVIDSafe e forniscono l’autorizzazione, le informazioni di contatto crittografate dall’app verranno caricate su un sistema di archiviazione delle informazioni altamente sicuro.

A quel punti i predetti funzionari sanitari dovranno utilizzare i contatti acquisiti dall’app per supportare la normale traccia dei contatti, chiamare le persone da informare perchè potrebbero essere state esposte al contagio, offrire consigli sui passi successivi.

Sì, passi successivi. Senza mai nominare la persona risultata infetta, i funzionari sanitari forniscono indicazioni sul da farsi, cominciando a quando, come e dove sottoporsi al test per arrivare a quali precauzioni adottare per proteggere amici e parenti da una eventuale esposizione.

In Australia si è già pensato anche al “dopo-pandemia”.

Alla fine del periodo di emergenza agli utenti verrà richiesto di eliminare l’app COVIDSafe dal proprio telefono. L’operazione eliminerà tutte le informazioni sull’app sul telefono di una persona, mentre tutti i dati acquisiti dal sistema centrale di archiviazione saranno oggetto di una distruzione che non consente in alcun modo il recupero dei relativi file.

Il cittadino australiano può comunque chiedere in anticipo (o anche immediatamente dopo aver cambiato idea sul destino delle proprie informazioni mediche) la rimozione della propria “scheda” dall’archivio elettronico del Sistema Sanitario Nazionale.

A riprova della assoluta legalità, il Ministero ha commissionato una valutazione dell’impatto sulla privacy (che sarebbe prevista anche dalle nostre parti ma non è dato sapere se mai è stata effettuata nel rispetto del vigente Regolamento Europeo) per garantire che i rischi per la privacy siano stati affrontati. Non solo. Tale rapporto è subito stato messo online a disposizione dei cittadini con tutta la trattazione inerente.

Perché non si fa tesoro di questa esperienza?

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