UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Cari lettori, vi scrivo dal futuro

Il messaggio in bottiglia arriva da Adriano De Rosa, uno dei “giovanissimi” della squadra di Infosec News, frequenta il corso di laurea magistrale presso la medesima facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli dove ha già brillantemente conseguito il bachelor di I livello (la “triennale” come si dice di solito) con indirizzo “ingegneria dell’automazione”. La passione per gli studi che ha intrapreso e si accinge a chiudere con successo rispecchia la sua naturale proiezione a guardare con concretezza il nostro domani e, oggi, ne dà prova immaginandosi a scrivere da lontano, non geograficamente ma avanti nel tempo.

Cari lettori di infosec.news,

mi chiamo Adriano De Rosa e vi scrivo dal futuro. Ciò che mi ha spinto a scrivervi è denunciare la pericolosità dei processi in atto nel Vecchio Continente per far fronte all’emergenza Coronavirus. Secondo quanto mi è stato riferito dal me dei vostri tempi, le istituzioni europee il 23 aprile hanno messo in atto ragguardevoli sforzi per risollevare l’economia italiana con il fondo per la cassa integrazione, i prestiti della Banca Europea degli Investimenti, il MES con condizioni meno onerose, gli acquisti dei titoli di stato da parte della BCE e il Recovery Fund. A proposito di quest’ultimo il me del passato non è stato particolarmente esaustivo. Mi ha raccontato che il Consiglio Europeo ha deliberato per l’adozione di uno strumento di emissione di titoli comuni aventi a garanzia il bilancio dell’Unione Europea, lasciando alla commissione guidata da Ursula von der Leyen l’onere di presentare una proposta che chiarisca l’entità delle risorse e le modalità di accesso ad esse, senza la garanzia che venga effettivamente trovato un accordo su queste ultime.

Vorrei raccontarvi cosa è successo nella linea temporale cui appartengo, parallela alla vostra e distante due anni. Non temiate di conoscere quanto vi sto per raccontare, le nostre linee temporali come vi dicevo un istante fa non sono coincidenti e tutto potrebbe assumere risvolti differenti.

Nel mio presente l’Unione Europea rischia di disgregarsi. La solidarietà che gli stati dell’Unione hanno mostrato subito dopo la crisi del Coronavirus, che da un bel po’ ci siamo lasciati alle spalle, è stata ben presto rimpiazzata da quell’insieme di norme in materia fiscale che negli anni ‘10 del 2000 ha fatto temere la tenuta dell’assetto comunitario.

Col ripristino delle regole del patto di stabilità (sospese in occasione dell’emergenza), l’Italia si trova ben al di là della linea di demarcazione che separa i paesi con i conti in ordine da quelli con la necessità di porre un freno all’esplosione delle finanze pubbliche. L’accesso a strumenti come il MES e la necessità di restituire l’ingente mole di prestiti elargiti dall’UE ai tempi del COVID, ci mette di fronte ad un bivio: accettare una purga da parte della TROIKA (non so se nel vostro tempo si è sperimentata la crudeltà delle vergognose misure imposte alla Grecia dal 2015) o abbandonare l’UE.

Noi italiani siamo arrabbiati con i partner europei che stanno tentando di metterci il cappio alla gola e stiamo seriamente pensando di uscire dall’Unione. Schuman, Adenauer ed i nostri Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi avevano sognato ben altro quando si erano riuniti per fondare il progetto europeo. Un sogno di pace, coesione sociale e solidarietà che si è trasformato in un’organizzazione a tutela dei più forti e che lascia in balìa delle onde (non solo le onde del mare in occasione della crisi migratoria) chi è più in difficoltà.

Vi invito pertanto a tenere sempre la guardia alta, a informarvi ed essere partecipi delle vicende europee non relegandole ad un aspetto marginale, soprattutto quando tutto sarà tornato nell’alveo della normalità.

Un saluto a tutti.

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