SPECIALE CORONAVIRUS

Ecco alcuni spostamenti consentiti dalla fase 2

Chi ritiene non ci sia sufficiente capacità di movimento, si sbaglia… Ecco alcuni itinerari ammessi dal provvedimento del Presidente del Consiglio. Ma naturalmente è uno scherzo...

Qualcuno (forse anch’io) ha ingiustamente dubitato dell’impegno a risolvere la delicata situazione e magari si è appellato alla sacrosanta libertà di muoversi sul territorio adottando tutte le precauzioni che nel tempo sono state indicate come salvifiche.

Per saperne di più basta andarsi a leggere la lettera a) dell’articolo 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020 dove è spiegato come e perché ci si può spostare.

Le motivazioni “autorizzative” le abbiamo imparate grazie al piacevole passatempo della compilazione dei modelli di autocertificazione, che fortunatamente ne prevedono una quinta versione (consentendo a tutti di non perdere l’esercizio e ai vecchietti senza computer e stampante di andare dal tabaccaio speculatore a comprare il modulo già pronto su carta…).

Le comprovate esigenze lavorative sono evidenti e le situazioni di necessità adesso vengono estese a quella di incontrare i propri congiunti. Mentre i single rimasti orfani non possono avvalersi di questo ampliamento delle “occasioni favorevoli” e meditano azioni civili per la palese discriminazione, il testo del decreto chiarisce che le persone giuridiche (società, associazioni, enti…) non soggiacciono al divieto e possono spostarsi dove meglio credono (e questo spiega la lunga coda creatasi in direzione dei paradisi fiscali). Il provvedimento infatti riguarda le “persone fisiche”, precisazione che non deve lasciare allibiti i soliti “precisini”. Che diamine!

Il testo puntualizza il divieto alle persone fisiche di spostarsi in una regione diversa da quella in cui attualmente si trovano. Siccome – come recita il brocardo “lex tam dixit quam voluit” – la legge (in questo caso il DPCM) dice precisamente quel che intende debba essere rispettato, riteniamo importante illustrare alcuni itinerari “consentiti”.

Per i residenti nel Lazio, ad esempio, sarà permesso muoversi da Montalto di Castro (in provincia di Viterbo) a Gaeta (in quella di Latina), percorrendo senza problemi i 236 chilometri di “litoranea”. Ma da Montalto non si potrà raggiungere Capalbio che è solo ad una ventina di minuti di distanza, non perché località adorata dalla élite di sinistra ma perché già in Toscana.

Da Capalbio invece è possibile arrivare a Pontremoli (città della dinastia dei Ferri, stirpe di magistrati poi divenuti politici, dal celeberrimo ministro dei limiti di velocità al suo erede ex PD ed ora in forza a Italia Viva), guidando senza traffico per oltre tre ore. Più disagevole (e quindi sconsigliato) il medesimo percorso utilizzando i mezzi pubblici: troppi cambi tra autobus e treni, ci si impiega oltre 6 ore per più o meno trecento chilometri… Attenzione però. Chi abita a Pontremoli non potrà andare a Santo Stefano di Magra, perché quella dozzina di chilometri sono sufficienti a varcare il confine che separa la Toscana dalla Liguria.

I piemontesi possono spostarsi ad esempio da Cuneo a Domodossola, cavandosela con tre orette di macchina e quasi cinque con il trasporto pubblico.

In Calabria ci sarà chi da Corigliano (Cosenza) avrà modo di percorrere la strada statale 106 Jonica avventurandosi fino a Melito di Porto Salvo (in provincia di Reggio) godendosi quasi cinque ore di panorami che – da motociclista d.o.c. –posso ritenere tra i più spettacolari per gli amanti del mare.

Le mappe di Google possono agevolare lo svolgimento di questi esercizi turistici in tempo di “fase 2”.

Lo spazio per i commenti – proprio qui sotto l’articolo – offre l’opportunità a tutti i lettori di suggerire partenze e traguardi nella propria regione. Sarà un modo nuovo per viaggiare, per sorridere, per scoprire che la fantasia – qualunque cosa dovrà mai succedere e qualsivoglia restrizione potrà essere pianificata – non ce la potrà mai togliere nessuno.

Aspetto di leggervi.

Tags
Back to top button
Close
Close