TECNOLOGIE & SALUTE

Bending Spoons e il pedometro gratuito da 2 euro a settimana

La produzione del colosso di Corso Como non comprende applicazioni sanitarie o scientifiche, ma diverse app ludiche e solo a prima vista gratuite

Ne hanno sempre tessuto tutti le lodi per le straordinarie performance imprenditoriali e la cessione gratuita della licenza d’uso del software di tracciamento ne ha consacrato il ruolo di munificente benefattrice della collettività.

Il racconto è lungo, ma – ve ne prego – approfittate della domenica e del lockdown per arrivare fino in fondo.

Parliamo di Bending Spoons, la società capofila del raggruppamento che ha realizzato IMMUNI, che – nonostante sia leader nelle applicazioni per smartphone – offre attraverso gli “store” solo cinque app.

Come si fa a dominare il mercato con una manciata di programmi? Il mistero è presto risolto perché questa azienda può contare sulle app prodotte dalle società controllate e un articolo del Sole 24 Ore si rivela utilissimo per orientarci nella ricostruzione della complessa architettura di questa rinomata impresa.

LA GEOGRAFIA DI BENDING SPOONS SPIEGATA DA VIA MONTE ROSA

Proprio il quotidiano di Confindustria racconta che “Il 18 luglio 2018 è stato approvato il progetto di scissione parziale della società mediante assegnazione di parte del proprio patrimonio a una società beneficiaria di nuova costituzione, denominata Bombonera srl con sede a Milano”.

Nel descrivere una “ragnatela in espansione”, Il Sole spiega che “La scissione ha determinato il trasferimento delle seguenti partecipazioni (tutte in Danimarca): nella società Appeal Mobile Ivs; nella società Bsp Us Inc.; nella società Robot Parrot Ivs; nella società Homemadepizza Ivs, nella società Calculator photo vault Ivs; nella società More followers and likes Ivs; nella società Evertale ApS (in liquidazione)”.

Non è finita. Il pezzo precisa che “Sempre nel corso del 2018 la società ha acquisito la partecipazione nelle società danesi Megara Ivs (100% del capitale); Easy tiger apps Ivs; Life fertility tracker Ivs e ha ceduto la totale partecipazione nella società Lonely pole Ivs”.

LE “APP” PRODOTTE DAL GRUPPO BENDING SPOONS

Prima che questo bombardamento di informazioni disorienti chi legge, torniamo indietro di qualche riga e – quasi fosse una pesca di beneficenza o una tombola la sera di Natale a casa della mia amica Silvia – tiriamo fuori dal bussolotto non un numero ma soltanto un nome.

Siccome siamo fortunati abbiamo estratto “Appeal Mobile”.

Siccome siamo curiosi andiamo a vedere quale sia la produzione software di questa azienda per capire quali “app” possano contribuire al folgorante successo di Bending Spoons.

Siccome (e tre…) siamo tignosi e sappiamo che ogni tanto le “app” vengono eliminate dalle piattaforme di distribuzione Google Play ed Apple Store, convinti che il web conservi impietosamente qualunque cosa, andiamo a cercare “Appeal Mobile” utilizzando una sorta di motore di ricerca che ha buona memoria e conserva anche quello che nei normali “negozi” è stato rimosso dagli scaffali.

Ci colleghiamo (chi vuole ripetere l’operazione può constatare personalmente quel che si sta raccontando) al sito di “FormidApps” e lì troviamo alcune “app” tra le quali spiccano alcune meritevoli di attenzione. La prima serve a schermare la propria navigazione online e a muoversi in assoluto anonimato con il mascheramento offerto da un sistema VPN (o rete privata virtuale). La seconda si chiama Calculator Photo Vault e permette di nascondere foto private con un metodo camuffato da calcolatrice (chiunque abbia dei dubbi sulla fedeltà del/della consorte, se trova sul di lui/lei smartphone l’icona con i simboli delle operazioni aritmetiche non pensi che il/la partner abbia disimparato a far di conto…). La numero tre è invece una app che consente di acquisire in un battibaleno migliaia di “follower” e di “like” su Instagram per chi, un po’ sfigato, non se lo fila nessuno…

Nella costellazione di Bending Spoons riluce anche “Robot Parrot” che nuovamente ha piazzato sul mercato l’immancabile finta calcolatrice per chi ha foto da nascondere (non si sa a chi, se non alla moglie o al marito) e vuole salvaguardare la riservatezza di quanto memorizzato (o delle “corna” messe), i soliti “acchiappa-follower”, qualche altra app per colorare lo sfondo del display o la tastiera che viene visualizzata quando si digita un messaggio…

Appaiono significative anche le “app” di una società ora uscita dall’orbita di Bending Spoons, ma che comunque potrebbero essere state valutate positivamente da chi, per scegliere IMMUNI, ha considerato il curriculum “storico” dell’azienda e delle sue partecipate.

È il caso della Lonely Pole IVS, che l’ormai familiare FormidApps.com segnala come produttrice di “app” – so che stenterete a crederlo – capaci di aiutare chi le installa a diventare una “star” su Internet acquisendo migliaia di persone pronte (?) a seguire ogni cosa venga pubblicata su Instagram e a cliccare il fatidico “mi piace”.

La ricognizione (interrotta qui per non tediare chi sta pazientemente leggendo) mostra che il gruppo è specializzato nella produzione di “app” che potremmo definire “ludiche”: si va dalle tastiere policrome ai collage di foto, dagli sfondi animati al miracoloso ottenimento di migliaia di like (magari da scambiare con altri che hanno la medesima applicazione). Il prodotto “tipico” non è il programma di utilità ma la “app” capace di soddisfare facilmente l’ego di giovani immaturi che probabilmente costituiscono il target preferito del gruppo aziendale.

Molte di queste “app” sono state rimosse dagli store e viene da pensare che fossero classificabili come “shareware”, ovvero gratuite al momento della installazione ma poi – ultimato il periodo di prova (circostanza non sempre chiarissima) – destinate a pretendere un abbonamento.

Questo sistema, abbastanza discutibile perché un utente medio non è in grado di riconoscere sotterfugi o trucchetti, ha indotto Apple e Google a mettere al bando le applicazioni rientranti nella categoria di quelle birichine

Sicuramente Bending Spoons si guarderà bene dall’avvalersi di certi biechi escamotage, ma credo sia legittimo domandarsi come si fa a raggiungere strabilianti fatturati regalando “app” gratuite.

Credo siano in molti a domandarsi quale sia la miracolosa ricetta per conquistare il mercato senza pretendere nemmeno un centesimo da chi fruisce dei propri prodotti costati tempo, fatica e risorse per realizzarli.

IL PEDOMETRO GRATIS A DUE EURO A SETTIMANA

Diamo un’occhiata ad una applicazione della Bending Spoons e prima di installarla cerchiamo di saperne di più attraverso Internet.

Prendiamo “Stepz – Contapassi e Calorie” che l’Apple Store ci segnala come gratuita.

Ad un certo punto la pagina spiega tutte le funzionalità della “app” e tra le cosiddette “INFORMAZIONI DI ABBONAMENTO” precisa “Iscriviti per usufruire delle funzionalità sopra descritte”.

Quindi, se voglio che la “app” funzioni mi devo “iscrivere” o, come meglio si capisce poco dopo, mi devo “abbonare”?

Chi si iscrive senza guardare con attenzione le condizioni previste (come larga parte degli utenti fa, non fosse altro perché si stufa di leggere clausole o regole) scopre che la durata dell’abbonamento è settimanale, si rinnoverà automaticamente e il pagamento sarà addebitato sul proprio account iTunes non appena avrà confermato l’acquisto.

Le istruzioni precisano persino che “qualunque porzione inutilizzata del periodo gratuito di prova, qualora offerto, viene azzerata al momento dell’acquisto di un abbonamento”.

Il “pedometro” in questione finisce con il costare all’utente circa 110 euro all’anno e magari chi si è “iscritto” è un tizio che si lamenta dei cento euro di canone per la RAI…

Chi voleva sapere come le “app” gratuite fanno totalizzare incassi faraonici, forse adesso comincia a trovare spiegazioni plausibili.

PEDEGREE O CURRICULUM, COME SI SCEGLIE UN FORNITORE?

Sicuramente IMMUNI non diventerà a pagamento, ma non si può evitare qualche riflessione di carattere etico sulla diffusa abitudine di rilasciare “app” gratuite che poi più o meno silenziosamente (o magari anche solo “sotto voce”) si legano ad un abbonamento con pedaggio di due euro ogni settimana.

Nessun vede il lupo in chi sviluppa “app”, ma è vecchia la storia del pelo e del vizio. Chi come me è vecchio (spero non mi sentano Colao e i suoi) del web, ricorda i “dialer”, quei programmini diabolici che deviavano la connessione effettuata con il modem obbligandolo a comporre numeri a tariffazione speciale (i cosiddetti servizi a valore aggiunto inaugurati dal prefisso 144 e poi evoluti cambiando numerazione…) facendo arricchire i falsi provider e spennando i malcapitati.

Se il mondo delle “app” finisce con il ricalcare certe dinamiche, ben ricordando storie come quella di Eutelia (che venne multata anche per certi “giochini”), ho serie difficoltà a mostrare fiducia verso chi fa business proprio in quel settore.

Ho conosciuto anche la stagione delle “suonerie”, anch’esse apparentemente gratuite, e ricordo il volto disperato di chi mi chiedeva come poteva uscire dal vortice degli addebiti che stava risucchiando i suoi risparmi.

La carrellata sulla produzione di questo colosso delle applicazioni per smartphone non mi lascia intravedere la realizzazione di applicazioni sanitarie o di software scientifici destinati all’uso ospedaliero che avrebbero certamente validato la scelta del fornitore.

Ripenso al fatto che l’ordinanza firmata dal Commissario Straordinario parla di “appalto di servizio”. Anche lì è scritto “gratuito”, ma l’impossibilità di leggere le successive condizioni (come invece avviene per altre app di Bending Spoons, anche se pochi le vanno a guardare) non mi rassicura.

Se alla mancata visibilità dei dettagli “commerciali” aggiungo ai miei pensieri l’inaccessibilità ai “codici sorgenti” (ovvero il “motore” del software) della “app”, non riesco a non avere paura.

Avere un fornitore che eroga servizi di manutenzione obbligatori è condizione che lo abilita a rendere il codice impenetrabile, incomprensibile, non documentato per evitare che “altri” possano interferire con il contratto di servizio.

Spero di sbagliarmi, ma vorrei tanto che la trasparenza della documentazione contrattuale e tecnica mi aiutasse a comprendere di aver preso una cantonata.

In assenza di atti pubblici e disponibili a tutti, l’eventuale perseverare nell’errore non può essere considerato diabolico ma semplicemente umano.

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