CITTADINI & UTENTI

WIND TRE: “Credo negli esseri umani”… ma ti faccio parlare con un robot

La canzone ascoltata da chi resta in attesa sembrerebbe contraddire la filosofia aziendale del gruppo telefonico

Non so se avete mai provato il brivido di comporre il 159, il numero per gli utenti di Wind Tre.

Altro che fare “base jumping” o surf su un’onda anomala, questa sì che è una roba da brivido.

Ma prima di svelarvi l’emozione estrema, corre l’obbligo di narrarvi il perché ho scelto di chiamare il 159 nonostante i disperati “No, ti prego non farlo” di amici e parenti che, giustamente, mi vedevano impreparato ad una così azzardata avventura.

Una mia vicina di casa, 86 anni ben portati (ma non ditelo a Colao, o ancor peggio a Fontana e a Gallera, sennò la murano viva o la eliminano….), mi rappresenta un problema per lei vitale.

Non riceve più le telefonate, anche se fortunatamente riesce a chiamare.

Armato di cellulare (senza app, ma non ditelo ad Arcuri e a quelli di Immuni e tanto meno a Riccardo Luna…), di mascherina e di guanti scendo a casa della signora Maria Luisa. Provo a comporre il suo numero e vedo il suo apparecchio fisso drammaticamente inerte. Alzo la cornetta e sento il segnale (il tono di centrale come dicono quelli che sanno tutto). La linea c’è, ma per prudenza controllo cavi e connessioni. Tutto in regola, almeno apparentemente.

Ma siamo sicuri che l’utenza riesca davvero a chiamare?

Dal “fisso” chiamo il mio cellulare ma proprio in quel mentre mi giunge un’altra telefonata da un numero che non conosco e che per la sua composizione (06-64***) apparterrebbe a tutt’altra zona della capitale. Chiudo il telefono fisso per rispondere al mio smartphone, ma simultaneamente il mio dispositivo smette di “suonare” (trillare lo si diceva una volta…). Vabbe’, richiameranno, dico tra me e me, e subito riprovo a chiamare con il telefono fisso e – quasi ci fosse un folletto dispettoso – ecco riapparire sul display il numero misterioso “in arrivo”…

Incredulo, abbasso il ricevitore dell’apparecchio di casa e il mio schermo si spegne mentre segnala la chiamata persa.

La signora Maria Luisa – nemmeno fosse parente di Scajola e avesse il destino segnato da qualcosa “a sua insaputa” – aveva cambiato numero. O, a voler esser più precisi, l’operatore telefonico le aveva assegnato un nuovo numero senza avvisarla e senza darle modo di informare familiari e conoscenti della variazione (soprattutto in un momento così critico come quello che stiamo attraversando, durante il quale una mancata risposta al telefono fa subito pensare al peggio e innesca una serie di azioni che vanno dal chiamare l’ambulanza e dal far intervenire i pompieri perché potrebbe esserci necessità di tirar giù la porta…).

Riprovo a telefonare al numero “originario” della signora Maria Luisa e lo 06-81*** squilla libero. Penso subito ad un guasto e quindi – come un eroe di altri tempi – mi arrischio a rivolgermi al 155 (che ricordavo per essere stato cliente di quel gestore), per poi scoprire che devo invece comporre il 159.

Lì si materializza il più straordinario ossimoro sonoro. Appena presa la linea sento una musica, un istante dopo le parole della canzone sono “Credo negli esseri umani” e poi (daiiii…) mi si presenta un robot incaricato come risponditore automatico….

Se fossi Mengoni non chiederei i diritti d’autore a Wind Tre, ma i danni.

Probabilmente il cantante non porterà in tribunale la compagnia telefonica, ma mi auguro (ne sono quasi certo perché l’ho caricata a molla) lo faccia la vivacissima Maria Luisa. Perché? Per mille motivi e, se siete curiosi, continuate a leggere…

Il robot Willy (con cui ho stretto amicizia quasi subito e con cui ho avuto modo di consolidare il rapporto visto che sono stato costretto a chiamare più volte prima che mi venisse passato un operatore invece di ritrovarmi abbandonato senza nemmeno più le note del brano di Sanremo) mi ha detto ad ogni tentativo di collegamento che l’utenza da cui chiamavo risultava morosa. La sua voce digitale mi ha ripetuto ogni volta che la bolletta non era stata pagata e, senza darmi alternative, mi ha chiesto di dire “sì” per regolare i conti. Trovandomi impreparato, ho chiesto alla vicina di casa spiegazioni e lei mi ha detto di avere l’addebito delle utenze sul conto corrente bancario. Rispondo NO a squarciagola e Willy, dopo aver fatto finta di non capire alcune volte e aver ripetuto la filastrocca della mancata corresponsione del canone, mi ha dato modo di accedere al menu delle diverse funzionalità del servizio di assistenza.

I pagamenti erano in regola ma il sistema (come il mio smartphone quando ho fatto la prova) non sapeva di dialogare con l’utenza 06-81***, ma era convinto che fosse lo 06-64*** a chiamare.

La banale intuizione mi è bastata per tranquillizzare la signora che aveva già sulle spalle tre giorni di stress per il suo lockdown anche telefonico. L’ho rassicurata spiegandogli che l’abbonato che non aveva pagato il dovuto non era lei, ma il vero intestatario del misterioso 06-64***.

La chiacchierata con l’operatore in Romania (il call center è lì) mi ha permesso di segnalare la situazione imbarazzante e il momento di pathos è stato raggiunto quando ho dovuto spiegare che la signora Maria Luisa aveva solo cambiato numero e non sesso… Dall’altra parte del filo, infatti, insistevano nel dirmi che l’utenza da cui chiamavo era di un uomo, il signor Giovanni P. e quindi…

Appreso, in barba alla privacy, che il tizio in questione non aveva pagato la bolletta, ho cercato di spiegare la mia ipotesi sull’accaduto e di indicare nella inversione delle utenze la radice del problema.

Con calma quasi zen ho sopportato le spiegazioni sul sovraccarico delle linee in questo periodo e ho finto persino di ringraziare quando mi è stato detto che la riparazione non avrebbe comportato alcun addebito alla signora Maria Luisa.

In attesa che qualcuno provveda ad eseguire gli interventi tecnici del caso, mi sono preso la briga di tranquillizzare subito chi in questi giorni non aveva avuto notizie della mia vicina e, pur preoccupato, non aveva potuto venire di persona per l’evidente blocco dei movimenti sul territorio.

Ho salutato la signora Maria Luisa che credo, dietro la mascherina, abbia sorriso per ringraziarmi. Prima che chiudesse la porta di casa, le ho raccomandato di fare la voce virile in caso qualcuno la chiamasse al telefono. Fino a “riparazione” avvenuta lei è il signor Giovanni….

Tags
Back to top button
Close
Close