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Cina sotto attacco di hacker vietnamiti a caccia dei segreti della pandemia

Gli hacker non sempre sono cattivi, ma – come avrebbe detto Jessica Rabbit – li disegnano così….

E’ oggettivamente difficile fare pollice verso per i pirati informatici del gruppo APT32 che ha cercato di entrare illecitamente nelle caselle di posta elettronica (personali e professionali) del personale del Ministero cinese per la gestione delle emergenze e del governo di Wuhan, dove si ritiene che la pandemia sembra aver avuto inizio.

L’incursione – a quanto pare sponsorizzata dal governo vietnamita – si è protratta da gennaio ad aprile e ha preso forma con un’iniziale manovra di phishing, concretizzato con l’inoltro di mail contenenti un link che indirizzava i destinatari a consultare un rapporto sulle offerte di apparecchiature per ufficio. Una volta fatto clic con il mouse, si attivava un malware congegnato per rubare documenti e informazioni presenti sul computer o sul dispositivo mobile del soggetto preso di mira.

L’obiettivo dell’assalto digitale era ovviamente quello di venire in possesso di qualche dossier riservato che potesse svelare la verità su quanto è accaduto nella Repubblica Popolare Cinese e che probabilmente è stato tenuto segreto alla comunità internazionale.

E’ quanto emerge da un interessante report del team di FireEye che evidenzia come lo spionaggio informatico sta vivendo una stagione particolare e, giustificato dal desiderio collettivo di conoscere la verità sull’insorgere della micidiale infezione di coronavirus, è destinato ad avere una crescente impennata dopo la notizia di questo episodio. 

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