SPECIALE CORONAVIRUS

Mi ricordo Montagnier verde

Il fatto che lo scienziato francese abbia ricevuto un premio Nobel per il lavoro fatto da giovane non vuol dire alcunché. Le sue affermazioni vanno valutate oggi secondo metodo scientifico

Le pagine dei giornali di tutto il mondo sono state nelle ultime ore riempite dalla notizia secondo cui il premio Nobel 2008 Luc Montagnier avrebbe sostenuto che il virus del COVID-2019 sia di origine artificiale. In particolare, sarebbe stato ingegnerizzato inserendo all’interno della sequenza di RNA del virus sequenze di quello dell’AIDS. A un occhio inesperto, la notizia sembrerebbe degna di attenzione, dato che Montagnier ha ricevuto il prestigioso riconoscimento proprio per la caratterizzazione del virus dell’AIDS.

Per quanti come me, negli Anni Ottanta, studiavano nelle facoltà di Scienze Biologiche, Montagnier era poco meno di un supereroe. L’AIDS era allora una malattia infida, poco conosciuta, che colpiva prevalentemente giovani con vari meccanismi. Nessuno poteva veramente sentirsi al sicuro, ed il fatto che uno scienziato poco più che cinquantenne – un’età assolutamente verde per una carriera scientifica – avesse gettato una luce importante sulla sua comprensione, era motivo di sollievo ed orgoglio.

Quando negli anni successivi ci siamo diretti verso le nostre carriere, il ricordo di quel giovane scienziato ha cominciato a sbiadire nella nostra memoria. Abbiamo preso nota del conferimento del Nobel molti anni dopo, ma poi fondamentalmente Montagnier è passato nella categoria degli eroi della nostra gioventù, tra il Grande Mazinga e il Paolo Rossi del 1982.

Forse è stato proprio l’aver conseguito un risultato di enorme rilievo in un’età così giovane ad aver influenzato il comportamento successivo dello scienziato francese. Nel corso degli anni ha assunto posizioni sempre più controverse o poco scientifiche. È diventato un paladino dell’omeopatia – la Francia ospita la più nota multinazionale di rimedi omeopatici – attirandosi le critiche dei numerosi oppositori a questa pratica. Ha promulgato una teoria sulla presunta memoria dell’acqua, non apportando tuttavia prove a supporto. Ha sostenuto che l’estratto di papaya potesse essere efficace nel trattamento della SARS e del Parkinson, ma nuovamente senza apportare dati a supporto. Ha sostenuto, ancora una volta senza prove, che i vaccini potessero essere connessi all’emersione di disturbi autistici.

In tutte queste prese di posizione, l’aspetto grave non è tanto il sostenerle – in ambito scientifico si sono dimostrate cose ben più strane e controverse, chiedere a Charles Darwin in proposito – quanto proprio il fatto che ogni volta non fossero portati dati a supporto delle tesi stesse.

Il pensiero scientifico si basa sull’osservazione dei fenomeni, la formulazione di teorie per la loro interpretazione, la costruzione di esperimenti che servano a provare o confutare le teorie, ed infine la pubblicazione dei risultati. Tutti questi passi sono necessari perché la costruzione della scienza avviene per consenso, e ciò può avvenire solo se anche altri colleghi di chi formula la teoria facciano gli stessi esperimenti e trovino i medesimi risultati.

In buona sostanza, dunque, la scienza si basa sul principio della dimostrazione e non dell’autorità. Secoli di pensiero umanistico sono stati caratterizzati dall’ammirazione dei grandi del passato, dall’osservanza della tradizione, e dall’elevazione sociale di quanti amministravano la liturgia di tale culto. Il pensiero scientifico richiede invece che ciascun studioso si ponga davanti ai colleghi ogni volta con lo spirito della prima, e si faccia riconoscere non per quanto fatto in passato o per i titoli conquistati nel tempo, ma per la robustezza del proprio impianto concettuale.

Il fatto che Luc Montagnier abbia ricevuto un premio Nobel per il lavoro fatto da giovane non vuol dire alcunché. Le sue affermazioni vanno valutate oggi per quello che valgono, secondo metodo scientifico. Ed il metodo scientifico fino ad oggi ci dice che il virus del COVID-19 è di origine naturale. Una brutta bestia, senza dubbio, ma niente che sia uscito da un laboratorio militare, come in un romanzo di Michael Crichton.

Altra cosa è invece valutare le eventuali responsabilità di chi abbia nascosto al mondo la reale portata del patogeno che stiamo combattendo. Ma anche in questo caso, tale valutazione deve poggiarsi su dati di fatto, e non su ipotesi che colpiscano la fantasia del pubblico. Soprattutto, si deve aver rispetto delle vecchie glorie, e lasciarle tramontare in pace, senza usare le loro opinioni – e non le loro dimostrazioni – per fini geopolitici o bassamente elettoralistici.

#COVIDー19 #coronavirus #lucmontagnier 

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