SPECIALE CORONAVIRUS

Cambiamo occhiali e allarghiamo lo sguardo sul Covid-19

Una estensione temporale più ampia rispetto ai dati giornalieri che vengono forniti dalla conferenza stampa della Protezione Civile ci permetterebbe di avere una visione più significativa sull'andamento della pandemia

Tutti noi in questi giorni di lockdown siamo ormai abituati a seguire la comunicazione di Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, che nella seconda metà del pomeriggio ci comunica, attraverso i canali televisivi, l’aggiornamento dei dati forniti dal Ministero della Salute circa il monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale.

I dati sono molto variati nel corso del tempo e ad esempio ecco quelli relativi al comunicato dell’ormai lontano 1 Marzo 2020.

 Giornalmente ci sono delle variazioni che non ci consentono di apprezzare completamente la portata del fenomeno che ci viene rappresentato. 

Una estensione temporale maggiore ci permetterebbe invece di avere una sensazione quantitativa più significativa sull’andamento della pandemia Attraverso valori “integrali” di medio periodo avremmo invece una immagine più chiara ed è quindi interessante effettuare alcune valutazioni osservando i numeri su base settimanale.

Partiamo per la nostra analisi dai dati della tabella del 1 Marzo 2020. Come si vede, allora la diffusione di Covid-19 era ancora molto limitata (1.694 casi totali) ed anche gli effetti dell’impatto del virus erano molto contenuti (34 decessi, 140 terapie intensive, e 369 ricoverati con sintomi).

Purtroppo l’andamento della malattia è stato fortemente crescente nel tempo e alla data del 19 Aprile (vedi tabella seguente) i “Casi totali” sono

aumentati più di 100 volte, i “Decessi” di 700 volte, le “Terapie intensive” di 20 volte e i “Ricoverati con sintomi” di 40 volte. Per fortuna un dato “positivo” è stato il parallelo aumento progressivo dei “Guariti” che sono passati da 83 a 47.055 con una crescita di 567 volte. 

Certamente il dato più difficile da accettare rimane quello dei 23.660 decessi, così come il fatto che “metà della pandemia letale” (12.213 decessi su un totale di 23.660) abbia riguardato la sola regione della Lombardia che ha dovuto registrare questo triste primato avendo sul suo territorio solo un sesto della popolazione italiana totale.

Se poi guardiamo ai risultati aggregati di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (23.782.311 abitanti nel complesso), vediamo che i decessi complessivi (18.654) su una popolazione pari a circa il 40% di tutto il Paese sono invece il 79% circa del totale. Come dire che in quelle Regioni sono morte 784 persone per milione di abitanti 6 volte in più che nel resto d’Italia (solo 137 per milione di abitanti).

Altre interessanti considerazioni sulla differenza tra Nord e Centro-Sud le possiamo fare guardando al dato relativo all’”Aumento di casi per milione di abitanti” nell’ultima colonna della tabella, dove si nota come la progressione del Coronavirus abbia una cifra di crescita estremamente divaricata se confrontiamo l’aumento dei casi nel Nord rispetto al Centro-Sud. Abbiamo infatti valori di 190,1 casi in più per milione di abitanti di Trento, 146,4 in Liguria, 136,1 in Piemonte, 119,4 in Valle d’Aosta, 101,6 a Bolzano, 85 in Lombardia, 84,3 in Emilia Romagna e 49,5 in Veneto mentre nel Centro-Sud i valori sono molto più contenuti e vanno da un massimo di 36,2 della Toscana a 4,5 dell’Umbria. Sembra proprio che ci siano uno o più fattori che stiano creando questa differente incidenza della pandemia.

In molti stanno studiando i dati e non sarà semplice trovare risposte ai molti quesiti che la collettività, non solo scientifica, si sta ponendo sul fenomeno Covid-19.

In questo momento però la cosa più importante rimane quella di capire come procedere, in base all’andamento delle rilevazioni, per far sì che le misure prese e quelle ancora da prendere, ci permettono di raggiungere i risultati attesi che sono quelli di veder scendere, e ci auguriamo presto azzerare, le grandezze che rappresentano con i loro numeri caratteristici l’emergenza Coronavirus.

Come detto in premessa per avere il polso della progressione evolutiva del fenomeno pandemico in atto è possibile “cambiare gli occhiali” ed utilizzare un periodo di lettura dei dati su base settimanale.

Utilizzando tale criterio e riunendo in un solo grafico le principali voci di misurazione si riesce ad avere a mio avviso una buona percezione di come procedono nel tempo le relative grandezze.

Come si percepisce immediatamente dall’andamento delle diverse curve del grafico, la tendenza generale è verso il miglioramento.

I dati riportati nella figura partono da quelli del Ministero della salute del 1 marzo scorso e si succedo di settimana in settimana fino alla 7^ quella cioè che va da lunedì 13 aprile a domenica 19 aprile.

Non servono molte spiegazioni per leggere l’andamento delle linee che compongono il grafico se non quella che, per motivi espositivi, è stata utilizzata per l’asse numerico verticale una “scala logaritmica”. E’ per questo motivo che i dati negativi, riportati nella tabella, si fermano graficamente al “livello 1” (pur essendo specificati accanto gli effettivi valori numerici negativi).

L’impressione che se ne ricava è sufficientemente positiva per farci ben sperare nella cosiddetta “Fase 2” in cui si potranno riprendere gradualmente le attività produttive ed i rapporti sociali.

Le “Terapie intensive” ed i “Ricoverati si attestano ormai da un paio di settimane su valori negativi, i “Casi totali” evidenziano una tendenza alla diminuzione, i “Guariti” crescono generosamente con continuità e la curva dei “Decessi” sembra aver raggiunto il suo massimo avviandosi, anche se lentamente, verso la decrescita. Da ultima, ma non meno importante, la linea dei “Casi totali” mostra in maniera anche più evidente la tendenza al miglioramento.

Ora però è arrivato il momento di rimettere gli occhiali “normali” per attendere il comunicato giornaliero di Angelo Borrelli, sperando che prima o poi i numeri non siano solo migliori di quelli del giorno precedente ma indichino chiaramente che la pandemia si può considerare sotto controllo ed in via di risoluzione. 

INSIEME CE LA FAREMO!

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