AFFARI & FINANZA

Siamo sotto scacco: ma non è ancora matto

L'Italia è sotto scacco, non solo per colpe sue, ma anche per quei meccanismi europei che ci relegano al ruolo di "portatori d'acqua" verso economie più forti

Gli scenari economici che si stanno delineando nei vari Paesi del mondo sono sempre più foschi. La necessità di ridurre al minimo le attività umane, per evitare la diffusione del virus, sta provocando dei cataclismi nel tessuto sociale di cui forse non si ha ancora piena contezza.

Negli Usa, nonostante il massiccio intervento Federale, la disoccupazione ha già coinvolto 20 milioni di lavoratori. In Europa, secondo i dati riportati da WSWS.org all’inizio di aprile, si sono registrate 11 milioni di domande di disoccupazione in sole due settimane.

Il meccanismo che produce disoccupazione in così grande quantità ed in maniera così rapida è evidente e sotto gli occhi di tutti. Ma, ripeto, è ancora largamente sottostimato. Solo un mese fa, le previsioni più aggressive parlavano di una perdita di posti di lavoro nel mondo, pari a 24 milioni, dato questo che è stato quasi superato oggi dal solo mercato del lavoro americano.

Appare evidente che occorrono massicci interventi economici da parte degli Stati per sostenere famiglie e imprese finché le condizioni sanitarie non consentiranno la ripresa ,probabilmente graduale, delle attività economiche  ed il conseguente riassorbimento della forza lavoro. Non c’è nessuna impresa che possa resistere a lungo rimanendo chiusa. Il licenziamento del personale è la prima conseguenza inevitabile.

Da più parti si invocano strumenti straordinari per affrontare la situazione.  Ma molte sono anche le resistenze al loro utilizzo. Eppure da molte parti si comincia a sentir parlare di strategie indicibili ed impensabili  fino a pochissimo tempo fa. Ha cominciato Mario Draghi il 25 marzo, affermando che l’attuale situazione è paragonabile ad una guerra e come tale deve essere affrontata dallo Stato: facendo nuovo debito. “Bisogna proteggere la popolazione dalla perdita dei posti di lavoro” ha detto Draghi, e “proteggere la capacità produttiva con immediati sostegni di liquidità”. Qualche settimana dopo anche il presidente francese Macron ha affermato che “siamo in guerra”. All’indomani della seconda guerra mondiale vi furono nazioni che si ritrovarono con un debito pari al 300% del loro Pil. E quando fu lanciato il piano Marshall con sostanziosi aiuti in denaro agli Stati europei, tali aiuti non furono legati ad una loro restituzione.

Ma più recentemente due economisti francesi hanno abbattuto l’ultimo muro: la cancellazione del debito. In una loro intervista a Le Monde, Baptiste Bridonneau e Laurence Scialom, hanno proposto proprio questo. I debiti saranno assorbiti nel tempo attraverso varie operazioni tra le quali anche la cancellazione parziale del debito stesso.

L’Italia al momento è sotto scacco; lo è non solo per colpe sue, ma anche per alcuni meccanismi europei che da 20 anni ci relegano al ruolo di “portatori d’acqua” verso le economie  più forti dell’Unione.  Ma è anche chiaro che di fronte al Covid -19  non abbiamo nessuna colpa.

Spetterà ai tecnici, agli economisti ed infine ai politici trovare le soluzioni appropriate. Ma tali soluzioni devono contemplare anche iniziative straordinarie. E’ già stato detto ma vale la pena ribadirlo: siamo davanti ad una situazione sanitaria senza precedenti, con tempi di risoluzione non conoscibili. In una guerra l’opzione della “resa” è pur sempre una opzione percorribile. Anche la Nazione più riluttante a farlo, il Giappone, firmò la resa nel 1945 dopo lo scoppio del secondo ordigno nucleare. Oggi questa opzione  non è disponibile. Dobbiamo continuare a combattere finché sarà necessario e quindi il fattore tempo è una incognita che  nemmeno la scienza  può aiutarci ad eliminare.

Il governo italiano dovrà negoziare e farlo anche con durezza, ma non potrà arrendersi a soluzioni che condannino il nostro Paese ad un declino inarrestabile. Non ci sono più tabù. Non ci possiamo arrendere.

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