TECNOLOGIE & SALUTE

Trovata la “app”, ma davvero è stato affidato un appalto di servizio?

L'applicazione anti-Covid non sarebbe gestita da un ente istituzionale, ma da una società privata che già possiede informazioni personali su centinaia di migliaia di utenti

È di pubblico dominio il provvedimento con cui il commissario straordinario Domenico Arcuri ha disposto “di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons SpA”.

Immedesimandoci in un novello Don Abbondio, sostituendo Carneade con la ragione sociale dell’azienda aggiudicatrice, è legittimo esclamare il “chi era costui?” o – forse meglio – un più attuale “chi sono costoro?”

Il curioso nome si traduce in “cucchiai piegati”, che peraltro emergono anche dal logo dell’impresa leader del mercato delle “app”.

La flessione della posata riporta alla memoria vecchi giochi di prestigio ed evoca le presunte abilità di Uri Geller, le cui esibizioni mostravano la capacità di piegare cucchiai e chiavi con la sola forza del pensiero. A render possibile una simile illusione non c’era e non c’è nessun diabolico potere della mente, ma solo una manciata di trucchi, a cominciare dal distogliere l’attenzione del pubblico dall’oggetto e simultaneamente piegare il cucchiaio o la chiave con le proprie mani…

Per fugare magie e incanti che potrebbero distrarre dalla questione, va detto che il “Gruppo di lavoro data-driven per l’emergenza COVID-19”, nominato il 31 marzo 2020 dalla Ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, ha proceduto alla valutazione delle proposte di “app” per il tracciamento della popolazione e per il conseguente argine alla propagazione del coronavirus.

Il 10 aprile i titolari dei dicasteri della Salute e dell’Innovazione hanno comunicato al Presidente del Consiglio l’esito delle attività del Gruppo di lavoro e una proposta di implementazione della soluzione. Conte ha quindi dato segnale verde ad Arcuri a varare l’iniziativa.

Ad oggi, però non è dato leggere quali siano state le valutazioni e quali criteri abbiano portato a preferire la soluzione di Bending Spoons alle altre che erano state prese in considerazione.

Con una specie di professione di fede si prende atto che sono date tutte le garanzie di conformità agli standard stabiliti a livello comunitario e di rispetto della disciplina in materia di privacy.

Si apprende della gratuità della concessione in uso del software di tracciamento e dell’appalto di servizio.

Bene, ma un attimo… Appalto di servizio?!?

Quindi la “app” non è gestita da un ente istituzionale, da una agenzia governativa, da un ministero, dalla Protezione Civile o da una delle tante task force che sono spuntate come funghi in questo periodo?

I nostri dati – ferme restando le garanzie di cui sopra – sarebbero quindi trattati (pur conto terzi) da una società privata che già possiede, ad esempio, le informazioni di una delle oltre centomila persone che hanno scaricato e installato “30 Day Fitness” regalando i dati sulla propria efficienza fisica e probabilmente qualche altro dettaglio (ben oltre la sola indicazione di essere maschietto o femminuccia richiesta inizialmente) desumibile dai vari passaggi di attivazione e di uso della “app”?

Se il trattamento dei dati raccolti da Bending Spoons per le bellissime “app” di loro produzione è descritto nell’informativa sulla privacy e trova giustificazione nei diversi articoli del Regolamento Europeo “GDPR” in materia di riservatezza, sarebbe carino che il flusso di acquisizione delle informazioni di tracciamento per il Covid-19 venisse illustrato al Garante per la Protezione dei Dati personali per avere quella sorta di benedizione che i cittadini auspicano.

Non mi si dica che è stato sufficiente mettere un rappresentante – pur qualificatissimo – dell’Autorità Garante nel Gruppo di lavoro (o “task force”) del Ministero dell’Innovazione per sanare ogni passaggio in tale direzione…

Non si dia spazio e voce ai cospiratori pronti a inzuppare biscotti nella opacità di una scelta che sicuramente sarà stata la più ponderata ed efficace.

Non si offra opportunità alle malelingue di dire che l’aggiudicatario ha messo a suo tempo gli occhi (e formulato una significativa offerta di acquisto) su “Grindr”, la “app” per incontri gay che invece è finita in mani americane.

Non si faccia inutilmente declamare il “timeo danaos et dona ferentes” di chi crede poco alla filantropia e alla generosità delle imprese (nonostante Bending Spoons spicchi nella top ten dei più gradevoli ambienti di lavoro), e si paghi il giusto prezzo per il prodotto acquisito. Non si lascino aperte posizioni di credito di cui un domani ci si potrebbe pentire.

Si paghi il prodotto, ma si ripensi al cosiddetto “appalto di servizio”.

I dati di chi è infetto e di chi si è avvicinato non possono finire nelle mani di qualsivoglia partner esterno, anche se questo adotta le più elevate cautele tecnologiche per evitare brutte sorprese.

Non si venga un domani a raccontare un’altra storia di hacker e criminali informatici. L’appetibilità di quelle informazioni è fin troppo evidente per l’industria farmaceutica, per l’ospedalità privata, per le compagnie assicurative e per mille altri soggetti che basano il proprio business sulla conoscenza delle condizioni cliniche di un soggetto.

Non è in gioco solo la salute, ma il nostro futuro.

Tags
Back to top button
Close
Close