SPECIALE CORONAVIRUS

Vi dico io che non siamo un Paese serio

La forza di una Nazione la si vede nei momenti che, come quello che stiamo vivendo, richiedono energie, capacità e tempestività di reazione

La tempestività è figlia della leadership, sorella della competenza e del senso di responsabilità. La tempestività è (qualora qualcuno non lo avesse ancora capito) agire subito, sapendo fare cosa tocca in sorte, immaginando le conseguenze a breve e medio termine, prevenendo problemi futuri, stabilendo cronometricamente le priorità, ottimizzando le poche risorse disponibili, evitando passaggi di carte senza lasciare scorciatoie o by-pass ai soliti furbetti.

La tempestività – indispensabile oggi – è acerrima nemica delle deleghe, dei rimpalli e delle troppe consultazioni. Non tollera l’indecisione, nemmeno quando questa è cugina della impreparazione cui dovrebbero arrivare in soccorso – come nei quiz televisivi – “l’aiutino da casa” o “la telefonata ad un amico” in grado di suggerire il da farsi.

La creazione di una “task force” identifica carenze organizzative nella struttura di chi è costretto ad avvalersi di risorse esterne. Se ministeri, enti pubblici ed agenzie governative sapessero fare il loro mestiere, non ci sarebbe alcun bisogno di andare a cercare qualcuno che subentri in ruoli che sono già istituzionalmente previsti, disciplinati e stabilizzati. Se quelle realtà non lamentano il fatto che qualcuno le esautori, i casi sono due. O non sono davvero in grado di fare (e allora perché non mandare tutti a casa), oppure sono contente di non doversene occupare (e nuovamente è lecito chiedersi perché debbano esserne stipendiati i dirigenti e i dipendenti, pagati affitti per i loro uffici, sostenute spese e così via).

Se creare una “task force” (quanto ci piacciono queste auliche espressioni anglofone che fanno “un sacco figo”) è segno inequivocabile di debolezza dell’apparato pubblico, cosa possiamo dire quando di queste compagini ne vengono create una serie destinata a diventare infinita?

La prima task force è stata quella del Ministero della Salute che, istituita il 22 gennaio scorso e attiva 24 ore su 24, è composta dalla Direzione generale per la prevenzione, dalle altre direzioni competenti, dai Carabinieri dei NAS, dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, dall’Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera), dall’Agenzia italiana del Farmaco, dall’Agenas e dal Consigliere diplomatico.

Poi è saltata fuori quella di “solo” 74 (settantaquattro, come si scriverebbe sugli assegni per confermare le cifre che potrebbero sembrare …strane) persone alla corte del Ministro Paola Pisano, titolare del dicastero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, di cui Infosec.News non ha mancato di scrivere.

Un’altra task force è quella capitanata dal manager Vittorio Colao, incaricata di fare quello che ci si aspettava rientrasse nelle competenze del Ministero per lo Sviluppo Economico che a questo punto può essere messo – almeno in larga parte – in liquidazione con significativo risparmio per i contribuenti.

Il pullulare di queste “squadre speciali” ha naturalmente fatto morire d’invidia il “commissario straordinario per l’emergenza” Domenico Arcuri che – magari dicendo “ne voglio una pure io di task force” – si è subito circondato di 39 esperti che potranno supportarlo nella mansione che svolge apparentemente in parallelo con la Protezione Civile e con la centrale acquisti della Consip (quella che voleva comprare le mascherine dal truffatore dopo una lunga e rigorosa gara d’appalto).

Mica è finita. C’è anche la compagine delle “donne per un nuovo Rinascimento”, la task force al femminile “per far ripartire l’Italia” sotto la guida del Ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità Elena Bonetti.

Vorrei continuare l’elenco, magari inserendo anche quelle nate lontano dal Governo, come quella di Confindustria con i suoi – solo a livello centrale – venticinque partecipanti, ma devo allontanarmi dalla tastiera del mio computer perché tra poco iniziamo la riunione della “task force” condominiale )poteva mai mancare?).

Mentre mi accingo ad accovacciarmi sullo zerbino (ognuno resta rigorosamente sul proprio pianerottolo nel rispetto del distanziamento previsto) sono assalito da alcune domande.

Ma prima del “coronavirus” cosa facevano tutti questi esperti? Chi è stato chiamato a sostituirli nei rispettivi importanti incarichi rivestiti finora? Dove toccherà collocarli una volta (speriamo presto) finita l’emergenza?

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