SPECIALE CORONAVIRUS

Fase due, ricominciamo dall’educazione civica

Chi avrà le possibilità di ripartire sarà chiamato a fare la conta dei danni e chi invece non potrà più farlo dovrà fare appello al proprio ingegno

Si attende la Fase 2, il Paese ha un disperato bisogno di far ripartire la propria economia prima che vada perduta ogni residua speranza di ripresa. Le aziende hanno necessità di riprendere la produzione a pieno regime il prima possibile. Chi avrà le possibilità di riaprire le proprie attività sarà chiamato a fare la conta dei danni e chi invece non potrà più farlo dovrà fare appello al proprio ingegno per costruirsi una nuova opportunità di lavoro, convivendo con la speranza che arrivi qualche concreto contributo dallo Stato. Alcune Regioni virtuose lo hanno ben compreso e si sono già date da fare.

Siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di  pensatori di scienziati, di navigatori, di trasmigratori. Questa definizione ben esprime  lo spirito degli italiani e non a torto a ricordarcelo è rimasta  la scritta che capeggia sul Palazzo della Civiltà nel quartiere Eur, a Roma. Ma purtroppo, in questa scritta non viene esaltato il nostro senso civico,  forse perché non è mai stata una  delle nostre virtù.

L’aria di festa  della Pasqua, l’ottimismo generato dalle prospettive di una possibile riapertura delle attività commerciali hanno forse creato false illusioni. Le file di autoveicoli presenti nella giornata del Venerdì Santo sulle arterie consolari in uscita dalla Capitale ed altre grandi città della Penisola, lasciano poco spazio alla fantasiosa immaginazione che tutte quelle automobili fossero dirette alla partecipazione delle Via Crucis. Il soddisfacimento dei propri bisogni personali, si è rivelato di fatto prioritario rispetto  al bene comune. Ognuno si sente arbitro di se stesso e delle proprie azioni, mostrando di non temere il rigore della legge e di  essere in possesso di uno scarso senso civico.  

Tali comportamenti portano a pensare che gli attori responsabili di simili gesta che di eroico non hanno nulla forse aspirano ad un proprio  ruolo nella storia.  Molti politici, al pari loro, ritengono di averne titolo e diritto cercando una qualche forma di comunanza con qualcuno dei personaggi del romanzo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, in riferimento che alla celebre citazione “…..nel bene e nel male purché se ne parli”.

Non sono giustificabili dunque comportamenti come quelli si sono visti in queste ultime ore da parte di molti italiani. Tuonerebbe Cavour nel sapere cha da quel lontano 17 marzo 1861 il progetto di fare gli italiani non si è ancora completato, ed oggi se ne può comprendere il perché. La mancanza assoluta del rispetto delle regole e del senso di responsabilità da parte di questi concittadini evidenzia ancora di più la necessità di investire e molto nell’istruzione per la costruzione di un adeguato senso civico per tutti i livelli generazionali. Ciò nel rispetto di chi ogni giorno muore, di chi lotta per salvare vite umane, di chi si spende per difendere i diritti di tutti anche di coloro che di questo senso del rispetto sono orfani nei propri geni educativi. Ci si augura  che quella parte buona di paese che  osserva le prescrizioni non si  trovi a pagare nelle prossime settimane le conseguenze di questi comportamenti scellerati che renderebbero sempre più lontana la tanto invocata fase 2, consegnando indegnamente  alla storia i suoi autori.

Del forte senso di insofferenza alle prescrizioni imposte dall’emergenza, della necessità di mettere in campo politiche sociali adeguate per una pronta ripartenza, viene spontaneo pensare al titolo di un brano musicale di Biagio Antonacci “Quanto tempo e ancora”.  

Back to top button
Close
Close