UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Il Covid-19, l’uomo, gli animali, la trasmissibilità

Chiara Settanni, la nostra odierna messaggiatrice in bottiglia, laureata in Biologia a Roma e perfezionatasi ad Alcalá de Henares in Evoluzione e Biodiversità, segno zodiacale Leone, romana di prima generazione, ha vissuto a lungo anche in Spagna ed in Svizzera. Al suo rientro in Italia si è appassionata ai temi della Sicurezza e della Qualità degli alimenti. Attualmente a Zurigo con il suo Marco (e pensare che ero convinto che lì ci fosse il Franco Svizzero), le piacciono le favole (soprattutto quelle con i rospi) e insieme a Tamara gestisce un gruppo di uncinetto solidale.

Nello zoo di New York una tigre è stata trovata positiva al virus SARS-CoV-2. Il Dipartimento per l’Agricoltura degli USA ha diramato la notizia, precisando che l’animale è stato sottoposto al test perché alcuni esemplari di tigri e leoni dello zoo hanno mostrato sintomi di una patologia respiratoria in corso.

Mentre finora le notizie sulla possibilità di trasmissione del virus dall’uomo agli animali sono state aneddotiche, speriamo che questa nuova importante evidenza stimoli la ricerca scientifica sulla potenziale trasmissione del virus in e tra altri animali, oltre a quelli ancora sconosciuti, che costituiscono il serbatoio naturale da cui il virus ha preso origine.

Adesso siamo noi, Homo sapiens, a costituire il serbatoio attraverso cui il virus si sta espandendo a livello mondiale. Portiamo in noi quella che si potrebbe definire come una “specie alloctona potenzialmente invasiva”.

I pochi dati in nostro possesso ci dicono che furetti, gatti, cani e tigri sono in qualche modo suscettibili al virus. Volendo generalizzare, potremmo dire che le informazioni attuali ci portano ad ipotizzare che i mammiferi dell’ordine dei Carnivora (cani, gatti, tigri, linci, lupi, orsi, lontre, martore, iene, leoni, puma, iene, etc.) siano suscettibili al virus SARS-CoV-2. Come dice il loro nome, questi animali svolgono in natura il ruolo di predatori, contribuendo a mantenere la resilienza (parola molto usata in questi giorni di pandemia) degli ecosistemi, evitandoci anche spiacevoli invasioni di topi e cavallette.

Buona parte dei carnivori sono considerati specie in via di estinzione e sono stati fatti notevoli sforzi, anche in termini economici, per tentare di garantirne la conservazione o cercare di reintrodurli in natura.

Per fortuna, sembra che alcune delle loro prede (topi e ratti perlomeno) non siano suscettibili al virus. Ma anche su questo non abbiamo informazioni certe: per esempio, non sappiamo cosa succeda con i conigli o con specie di roditori presenti in natura e non nei laboratori di ricerca.

Passando ad ipotesi ancora iniziali, per ora sconfessate da pochi monitoraggi fatti, il problema di infezioni da SARS-CoV-2 trasmesse dall’uomo potrebbe presentarsi negli allevamenti di animali da reddito; mettendo in crisi il comparto zootecnico e la filiera delle carni e di altri prodotti di origine animale. Tutto un gruppo di attività oggi considerate essenziali.

Cosa dovremmo fare?

Semplicemente tenere i nostri animali domestici il più possibile dentro casa, essere molto più attenti al loro stato di salute, rispettare le norme igieniche raccomandate dalle autorità sanitarie e anche per loro cercare di mantenere un certo distanziamento sociale.

Cosa dovrebbero fare le autorità?

Cercare di incrementare notevolmente il monitoraggio sanitario per COVID-19 anche sul fronte animale. Già alcuni giorni fa l’OIE (l’organizzazione mondiale per la salute animale) ricordava l’importanza di reperire e comunicare informazioni circa l’assenza (o presenza) del virus negli animali domestici. Potremmo iniziare con gli animali dei pazienti umani risultati COVID-19 positivi e con una stretta collaborazione tra ASL e operatori del comparto zootecnico per il monitoraggio dello stato di salute almeno dei lavoratori in contatto con gli animali, sintomatici e non.

Lavoratori, ribadisco, essenziali.

Qualche anno fa, durante il periodo di superlavoro pasquale, il veterinario responsabile del mattatoio comunale aveva appeso in bacheca un foglio con scritte le 5 libertà su cui si basa il concetto di benessere animale:

– Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione

– Libertà di avere un ambiente fisico adeguato

– Libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie

– Libertà di poter manifestare i propri comportamenti naturali

– Libertà dalla paura e dal disagio

mi disse: “questo vale per gli animali e per noi, uomini e donne, che sempre animali siamo”.

Buona Pasqua.

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