AFFARI & FINANZA

Minaccia riciclaggio per le aziende

Golden Power per il settore strategico, ma auspicabile anche potenziamento del D.lgs 231/07 per proteggere l’intero settore Economico Aziendale italiano

Le agenzie giornalistiche riportavano la seguente notizia: “Il governo intende salvaguardare gli asset strategici del Paese che, in una fase economica delicata come quella causata dal Coronavirus, possono essere oggetto di mire ostili. Per questo abbiamo lavorato al rafforzamento degli strumenti esistenti. La norma sul Golden power è pronta e sarà approvata nel primo provvedimento utile”.

Lo annunciava il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, il quale proseguiva: “L’emergenza Coronavirus -assicura- non metterà a rischio il nostro patrimonio produttivo e industriale, che è prioritario tutelare perché da esso dipende anche la sicurezza nazionale. Il nuovo Golden power sarà il nostro vaccino contro il virus delle scalate ostili”. Tale strumento è stato introdotto circa otto anni fa, nel 2012 quale naturale evoluzione della Golden Share: il Golden Power serve a tutelare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale e Consente al Governo il c.d. ‘potere d’oro’ per dettare specifiche condizioni all’acquisto di partecipazioni, porre veti o imporre determinate delibere societari per alcuni settori delimitati: difesa, energia, trasporti e comunicazioni. In questo periodo di virus, però l’estensione dei poteri speciali del Governo coinvolgerà necessariamente anche i settori del sanitario e dell’alimentare, nonché i vari asset strategici in un momento emergenziale in cui bisogna garantire l’approvvigionamento del Paese.

Infine, saranno interessati anche i settori bancari e assicurativi in ragione dell’allarme circa il fatto che in questi giorni di crisi sistemica si deprezzino le azioni sui mercati quotati, e scenda notevolmente il valore di società costrette ora al fermo, con conseguente avvento di avvoltoi stranieri volti ad acquisizioni ostili agli interessi nazionali. Il Golden Power, con un intervento sull’articolo 120 del Testo unico in materia finanziaria (Tuf), potrà essere esteso anche alle piccole e medie imprese, si avvierà ex officio anche su operazioni all’interno dell’Unione europea. Verranno probabilmente introdotte anche norme che prevedranno soglie più basse per le comunicazioni alla Consob, recentemente ridotte dall’autorità di Borsa che le ha portate all’1% (dal 3%) per le società grandi e al 3% (dal 5%) per le PMI, ma solo per un periodo provvisorio. Oltre alle altre misure previste dalla nuova disciplina, per difendere il controllo societario delle aziende strategiche da finalità speculative, saranno aumentati gli obblighi di comunicazione alla Presidenza del Consiglio anche per l’acquisizione di quote azionarie delle PMI ritenute strategiche, con inevitabile sovraccarico dell’ufficio che dovrà vagliarle. Per altro già con il decreto sulla cybersicurezza del settembre 2019, settori come il biotech, la robotica, assicurazioni e banche erano stati già coperti dal Golden Power.

L’ampliamento della categoria di aziende, l’intervento sulle soglie, associato al potenziamento degli obblighi di comunicazione alla Presidenza del Consiglio consentirà di estendere di fatto la protezione anche alle piccole e medie imprese purché appartenenti ai settori strategici. Vi è però anche un altro mondo di aziende, che se non direttamente interessate dalla national interest policy possono essere oggetto di conquista, anche illecita.

Mentre lo Stato, fa lo Stato e protegge normativamente le aziende strategiche, chi rimane a protezione delle aziende non rientranti in questa categoria che sono già, in questi giorni, oggetto di facile attenzione da parte di chi ha denaro da “reinvestire”? Come può rispondere normativamente il paese ad un momento come questo per evitare che nei restanti settori si scateni l’asta (al ribasso) per l’acquisto di aziende?

La risposta offerta dall’esecutivo sta nel ricorso al prestito garantito dallo Stato secondo range di fatturato crescenti in maniera inversa alla garanzia. Vi sono molti settori però, pensiamo a tutte quelle aziende ad esempio nel settore turistico alberghiero, che non potranno contare sulla stagionalità che caratterizza e costituisce la loro unica fonte di ricavo. Le stime parlano della stagione 2021 come quella in cui contare le perdite per pianificare la rinormalizzazione del mercato turistico forse nel 2022, il tutto dopo la cancellazione della stagione turistica estiva 2020 e probabilmente anche di quella invernale 2020-2021.

Le decine e decine di migliaia di alberghi delle coste italiane saranno facile preda di svendite pronta cassa al ribasso, ovvero se vendi adesso l’offerta è x, se vendi a maggio sarà x -10%, se vendi a giugno sarà x -15% e via così fino al mi accollo i debiti, tu non fallisci e mi ringrazi che ti ho salvato, perdendo hotel, ristorante ed azienda, compresi i database dei clienti. Il presidio a salvaguardia della legalità di queste compravendite non potranno che essere i professionisti, dai notai, ai commercialisti ed agli avvocati, senza dimenticare gli istituti di credito.

Ed allora è urgente che il Parlamento ponga rimedio emergenziale anche con riferimento ai settori non strategici per gli interessi primari della nazione, ma che lo diventano se si considera la lotta al riciclaggio ed al reimpiego delle somme provento di illecito, di cui le organizzazioni mafiose dispongono in abbondanza. Il ricorso al prestito garantito dallo Stato è un punto di partenza.

Non servono stravolgimenti normativi, ma semplici adattamenti anch’essi emergenziali e temporanei a norme già esistenti, che possono essere realizzati in maniera veloce mediante un tavolo tecnico di pochi esperti, che rendano efficace la tutela antiriciclaggio già contenuta nel decreto legislativo n.231 del 2007 come modificato poi recentemente dal decreto legislativo n.90 del 2017.

Un primo punto di partenza può essere quello di rendere obbligatoria la segnalazione per qualsivoglia operazione al di sopra di una certa soglia di valore che comporti anche il trasferimento di asset immobiliari, ma il perimetro è facilmente e velocemente rilevabile al fine di mettere in sicurezza un intero sistema economico e non solo alcuni settori ritenuti strategici. Un segnale di svolta risolutorio in questo settore emergenziale lo potrebbe dare la Commissione bicamerale Antimafia, che già si compone di diversi comitati e che potrebbe in brevissimo tempo pensare, redigere e presentare a firma trasversale di maggioranza ed opposizione un testo da inserire in uno dei prossimi provvedimenti governativi (DL), salvo aggiustamenti nei tempi tecnici della conversione.

Che il pericolo esista, sia concreto ed imminente lo si legge anche nelle parole del Procuratore Nicola Gratteri che affermava ancora prima dei giorni del lockdown virale: “La crisi finanziaria degli ultimi 12 anni non ha fatto che creare un vantaggio competitivo per le mafie. Perché una organizzazione come la ’ndrangheta, che non ha il problema di arricchirsi ma di giustificare i capitali, sfrutta le difficoltà economiche delle imprese per riciclare e impadronirsi di ampie fette del mercato”.

Gli interventi di sostegno finanziario alle imprese non saranno da soli idonei ad evitare il nuovo virus finanziario-speculativo che travolgerà le aziende italiane, serviranno solo a rimandarlo, ed è auspicabile che questo tempo venga impiegato per rimodulare il Dlgs 231/07 al fine di contenere e respingere la minaccia del riciclaggio che trova in queste situazioni economiche il concime per proliferare e diffondersi anch’esso in maniera virale.

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