UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Rimbomba “…Italia chiamò” e allora perché non coinvolgere chi oggi è in pensione?

Stavolta a inviare il messaggio in bottiglia è Gian Paolo Di Raimondo, storico manager nel settore IT, che ha cominciato in Olivetti nel 1959, ha scalato Philips e Siemens reggiungendone i vertici commerciali, ha creduto nella “system integration” e, quale presidente di CISIT SpA, ha dimostrato la forza dell’apporto interaziendale strutturato e permanente (e non il raggruppamento temporaneo di impresa) per la crescita delle realtà pubbliche e private all’inseguimento dell’informatizzazione.

Di Raimondo, che profonde oggi ogni energia in attività di volontariato (dalla Caritas a tante altre organizzazioni umanitarie (tra l’altro è anche membro del Comitato Operativo della Fondazione Italiana Promozione Trapianti d’Organo – FIPTO), porta una testimonianza importante.

Lui che tra le mille benemerenze ha la Stella al merito del Lavoro, stavolta la stella la poggia sul cuore.

La drammatica emergenza del Coronavirus che tutti noi stiamo vivendo ci obbliga a rallentare le nostre abitudini e a cambiare radicalmente gli stili di vita. Il tempo, che scorre lentamente, acquista ai nostri occhi un valore diverso, più prezioso.

Solidarietà e senso di responsabilità: sono le parole chiave che muovono in me la voglia di contribuire “a dare una mano” al mio Paese. Perché oggi è il tempo per noi ex manager, impegnati una vita alla crescita e allo sviluppo dell’Italia, di mettere a disposizione della Pubblica Amministrazione le nostre competenze e le nostre esperienze.

Noi che abbiamo visto crescere l’Italia del dopoguerra, diventando eccellenza mondiale sia nel campo delle tecnologie sia nello sviluppo delle conoscenze umanistiche, abbiamo la responsabilità sociale di contribuire a disegnare un futuro per i nostri nipoti. 

Ritengo che molto spesso le difficoltà siano opportunità per guardare al domani. Perché, una volta che il peggio sarà alle nostre spalle, ci sveglieremo in un Paese nuovo, più maturo, e saremo consapevoli di non poter tornare indietro. Saremo protagonisti di un nuovo Risorgimento.

Ospedali diversi, scuole innovative, nuovi mestieri, maggiore maturità digitale e nuovi modelli organizzativi del lavoro.

E sarà allora che avremo imparato ad affrontare le nostre vite in modo diverso, cogliendo appieno il valore del tempo e la cura nei rapporti umani. E ne saremo davvero felici.

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