GUERRA DELL'INFORMAZIONE

La verità, vi prego, la verità

L'uomo è l'unico animale capace di elaborare e di condividere narrazioni astratte, ma se la storia è "tossica" produce danni irreparabili

La Rivoluzione Scientifica e quella Informatica sono due tra i più significativi eventi dell’evoluzione della razza umana e della società moderna. La prima ha infatti introdotto nel nostro modo di pensare e di valutare le situazioni la necessità usare metodi oggettivi basati sull’evidenza; la seconda ci ha fornito una messe di dati sempre più consistente per comprendere l’evoluzione dei fenomeni naturali ed umani.

Prima che ciò avvenisse, l’umanità era piagata da una serie di fenomeni che ne condizionavano negativamente l’evoluzione: l’irrazionalismo, la superstizione, il localismo esasperato, l’opinionismo basato sulle impressioni e sui sentimenti del momento.

Se li si va ad analizzare con una certa attenzione, questi fenomeni sono stati alla base, ed in parte ancora lo sono, di tutte le contrapposizioni anche violente che hanno caratterizzato la Storia. Come non mettere immediatamente in relazione l’irrazionalismo e la superstizione con la soppressione del pensiero razionale, l’instaurazione di regimi basati sulla suggestione delle masse, e le guerre di religione di qualunque segno? E come non mettere in relazione il localismo esasperato, caratteristico delle società più chiuse e meno pronte allo scambio con il diverso, con la costruzione di conflitti basati sulla convinzione di essere il punto più alto dell’umanità e di dover di conseguenza schiacciare tutti gli altri? Ed infine, come non mettere l’opinionismo in relazione con la manipolazione di folle spaventate e con la costruzione delle mostruosità che hanno caratterizzato la nostra storia anche recentissima?

L’emersione delle tendenze di cui sopra, e delle loro terribili conseguenze, non è un fenomeno naturale come il vento o la pioggia. Ha basi precise, e responsabili con nomi e cognomi. Si tratta dei costruttori dell’immaginario collettivo, coloro che si assumono l’onere e la responsabilità di interpretare il mondo e di fornirne una visione al resto dell’umanità. Come ha brillantemente sintetizzato lo storico Yuval Noah Harari nel suo bestseller Sapiens, l’umanità stessa si muove e compie le proprie scelte sulla base delle storie condivise. L’uomo è infatti l’unico animale sociale capace di elaborare e di condividere con il suo prossimo delle narrazioni astratte che diventano verità comuni ed obiettivi da raggiungere per tutti. È quindi ovvio che i narratori della realtà, i leader politici e religiosi, gli storici, i giornalisti, ed in generale tutti i professionisti della comunicazione hanno la responsabilità di costruire storie che siano quanto più possibile aderenti alla realtà. Questo perché una storia tossica, basata su motivi non nobili, può produrre danni irreparabili al nostro vivere civile.

Come si diceva, la Rivoluzione Scientifica e quella Informatica forniscono ai costruttori di storie materiale impareggiabile per l’interpretazione della realtà. La messe dei dati a nostra disposizione, ed i modelli per la sua interpretazione sono così abbondanti e perfezionati, che non c’è più alcuna scusa per la diffusione di notizie false o per la costruzione di storie che abbiano alla loro base pregiudizi, localismi, e facciano appello alla pancia dei lettori per conquistare delle audience a buon mercato trasformabili in denaro attraverso i click sulle notizie stesse.

Un esempio interessante delle evidenze a nostra disposizione per interpretare la realtà è costituito dai dati di mobilità forniti da Google per il nostro territorio nazionale. Da una semplice lettura degli stessi è immediatamente comprensibile un fenomeno interessante e confortante insieme: i cittadini italiani hanno preso coscienza della gravità del problema sanitario che stiamo vivendo, e stanno rispettando in modo esemplare le disposizioni governative e regionali in materia di contenimento dell’epidemia. Un altro dato che emerge ad una lettura anche superficiale è che non ci sono differenze lungo la penisola nel rispetto delle disposizioni di legge. Se confrontiamo i dati relativi alle maggiori regioni, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia, si osserva una marcatissima sovrapposizione delle percentuali di riduzione della mobilità, uguale dappertutto.

A fronte del dato oggettivo, che dovrebbe spingere i costruttori di storie a congratularsi con i cittadini italiani per il senso civile che stanno dimostrando in questa tragica situazione, abbiamo tuttavia osservato negli ultimi giorni alcune narrazioni che reputiamo tossiche. In particolare, alcune testate di rilevanza nazionale hanno pubblicato filmati e fotografie in cui aree mercatali di alcune grandi città, in particolare del meridione, mostravano apparentemente un grande affollamento di persone. Altre testate hanno fatto eco, con titoli a nostro giudizio improntati al risveglio di pregiudizi a buon mercato, e che hanno peraltro un precedente che è costato un deferimento all’Ordine di Giornalisti.   

Va subito detto, tal proposito, che nelle nelle immagini di cui sopra un occhio esperto rileva subito un mercato schiacciamento di prospettiva, che ha una tradizione più o meno onorata nel mostrare affollamenti anche in situazioni in cui le persone presenti sono relativamente poche. Ma al di là di tutto, ciò che colpisce maggiormente è l’uso di casi isolati per dipingere il trito ritratto stereotipato di un popolo italiano – e soprattutto di certe aree del Paese – insofferente alle regole, e che anche in condizioni come quelle attuali dà sfogo alla propria inclinazione verso la sfida dell’autorità.

In linea generale, e specialmente in un momento come quello attuale, il racconto non oggettivo degli avvenimenti può sì essere uno strumento di distrazione di massa da difficoltà, tragedie umane ed economiche prossime venture, ed anche momenti di impreparazione ed incapacità di quanti hanno la responsabilità di gestire l’emergenza. Tuttavia, la costruzione di una sana comunità nazionale, e diremmo di una umanità consapevole e civile, non può prescindere dalla rappresentazione della realtà secondo canoni di verità.

Solo in questo modo avremo cittadini capaci di scegliere rappresentanti delle istituzioni che brillino per competenza e non per capacità di persuasione delle folle; ed a tutti i livelli del nostro vivere civile avremo professionisti scelti per la loro competenza e non per la loro vicinanza ai narratori di storie tossiche.

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