SPECIALE CORONAVIRUS

Il volontariato al tempo dell’epidemia

I sistemi di video conferenza sono utilizzati non solo nello smart working, ma anche per restare vicini disabili, anziani e bisognosi

Improvvisa e potente quest’epidemia è entrata senza bussare nella vita di tutti noi e sta cambiando le nostre abitudini e forse il nostro stile di vita.
Ma che ne è dei bisogni di socialità e di solidarietà?

il distanziamento sociale è il nuovo termine per indicare l’isolamento, la quarantena appunto, per la prima volta – almeno nel nostro paese e dopo la guerra – il mio prossimo rappresenta concretamente e per tutti qualcuno da cui stare alla larga!

Il mio prossimo era, e rimane, anche chi aveva bisogno di sostegno, di aiuto, di solidarietà, non solo il passante, il vicino di casa o il collega con il quale mi trovo braccio a braccio sul lavoro.
Se è vero che una società cresce e si sviluppa principalmente attraverso le sue interazioni, il pericolo di questa situazione non è solo quello economico, da tutti avvertito come immediato.

Quando parliamo di reti sociali non ci riferiamo ai social in rete o comunque non solo a quelli, ma a un sistema di persone, legate da un qualche tipo di vincolo e pensiamo alla società come una rete di reti.

Tra queste il mondo complesso ed articolato del Terzo settore, del “no profit” ovvero delle organizzazioni che non appartengono alla sfera del pubblico, non sono imprese private, non agiscono per il profitto ma creano ugualmente ricchezza.

Pensiamo a tutte le cooperative sociali che si occupano di minori a rischio, di tossicodipendenza, di disabilità, niente più attività diurne, nessun tirocinio lavorativo, nessuna attività formativa, ai volontari che si occupano di sostenere con una visita e con aiuto concreto, gli anziani soli, i senza tetto, o gli immigrati.
Queste attività sono una parte irrinunciabile del nostro Welfare.

In questo contesto si sta facendo uso quotidiano degli strumenti di connessione su smartphone e PC.  Questa modalità di lavoro, forse finora più consueta per le aziende, sta sostenendo anche il mondo del no profit.
La video conferenza è utilizzata sia per mantenere attivo il servizio di vicinanza per disabili e anziani, sia per ascoltare e rassicurare.

Questi strumenti sono utilizzati anche per la parte organizzativa delle organizzazioni per i briefing e i feedback.
Non sempre questo avviene con la dovuta consapevolezza del livello di sicurezza degli strumenti utilizzati. Molti gruppi utilizzano ZOOM e ne abbiamo parlato a lungo, altri si affidano a WEBEX di Cisco.

In questo panorama segnalo anche il tentativo organizzato da un gruppo di Camerino di realizzazione di una piattaforma informatica che consente di offrire gratuitamente strumenti di videoconferenza basati su software open, come iorestoacasa.work.

Guardando nel sito sembra apprezzabile il livello di trasparenza che presenta circa i credits, i server e il tipo di software di utilizzato (multiparty -Meeting e Jitsi Meet). E si sta diffondendo nelle organizzazioni no profit anche per la semplicità d’uso.

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