AFFARI & FINANZA

Avverbi sbagliati, cassa differita

L’accesso alla Cassa in deroga regolata venerdì contraddice gli accordi quadro sottoscritti e approvati prima. I consulenti del lavoro gettano la spugna. Cassa integrazione differita per comprovate necessità

I lavoratori di aziende piccole, medie e grandi,  già sospesi per effetto della legge che consente la collocazione in cassa dal 23 febbraio, non vedranno un euro prima del 15 aprile. E forse neppure subito dopo.

In principio c’era l’obbligo per le aziende di collocare in cassa integrazione i dipendenti dopo aver fatto loro esaurire le ferie accumulate nel 2019. Ma nelle “Linee Guida” tale disposizione è scomparsa e la sua obbligatorietà sostituita da sopraggiunta “preferibilità”. L’obbligatorio è divenuto facoltativo.

 L’informativa sindacale è ritornata obbligatoria nelle Linee Guida. Ma nei due accordi precedenti nulla risultava al riguardo, fatta salva l’indicazione di quando (e per quanto) i lavoratori fossero posti in cassa integrazione, come già la prassi adottata al tempo della crisi del 2009 era avvenuto. Le Linee Guida introducono l’informativa o l’accordo sindacale quale criterio dirimente, pena l’inammissibilità della domanda.

Infine le aziende con più di 50 dipendenti, sospese tra cassa integrazione straordinaria e cassa in deroga. Nel secondo accordo veniva indicata la Cassa in deroga, ma nelle linee guida tale ricorso è previsto solo se le aziende interessate non possono attivare la Cigs.

E così i Consulenti del lavoro hanno convocato gli Stati generali di categoria per il primo aprile, annunciando ai lavoratori che la Cassa integrazione sarà “impossibile” almeno fino al 15 aprile e che i tempi annunciati dal Governo non potranno essere rispettati perché lo stesso Governo ha stabilito procedure amministrative che non consentono il rispetto di tale scadenza.

Le 21 regolamentazioni diverse per la Cassa integrazione in deroga recepiscono (e pure  derogano) i contenuti del DL 18/2020 ma, ad aggiungere confusione, ci si mettono anche 5 Regioni che ad oggi non hanno sottoscritto l’accordo quadro mentre 13 lo hanno sottoscritto ma non hanno avviato la procedura.

Nelle diverse modalità procedurali adottate a livello regionale, si possono trovare applicativi che richiedono la marca da bollo da 16 euro per ogni domanda e il numero di cellulare di ogni dipendente beneficiario della cassa.

Per arrivare in Cassa velocemente servono, se possibile, poche regole il più possibile chiare e semplici. Le regole inutili non servono. E soprattutto non serve cambiarle continuamente. 

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