SPECIALE CORONAVIRUS

Sai che bastano cinque minuti per diagnosticare il Coronavirus?

La FDA ha approvato con procedura d'urgenza l'utilizzo di un dispositivo diagnostico capace di verificare la positivitlà al Covid-19 senza dover entrare in laboratorio

La lotta alla pandemia si può vincere uccidendo la burocrazia. Ne sta dando prova la “Food and Drug Administration” americana, che ha appena approvato – con procedura d’emergenza – la soluzione realizzata da Abbott, industria leader nel settore farmaceutico e delle tecnologie al servizio della salute, che permette di dare risultati in circa cinque minuti senza alcuna necessità di recarsi in un laboratorio di analisi cliniche.

Il nuovo dispositivo per la verificare la positività al COVID-19 ha le dimensioni di un piccolo elettrodomestico da cucina ed entrerà in produzione la settimana prossima con possibilità di “sfornare” 50mila esemplari al giorno.

Il ridotto ingombro, la dichiarata discreta facilità d’uso e la capacità di far sapere in pochi minuti (quindici nei casi in cui la diagnosi richieda la ripetizione di alcune operazioni per risultanze “dubbie”) potrebbero modificare radicalmente la catena logistica delle funzioni sanitarie finora concentrate sulle strutture ospedaliere costantemente in bilico sul collasso operativo.

Il ricorso a quello che in gergo viene definito un “lab-in-a-box” (laboratorio in una scatola) potrebbe avere riverberazioni estremamente rilevanti perché, oltre a snellire le procedure di rilevazione delle affezioni al virus, eviterebbe quelle lunghe attese che finora hanno costretto a enormi sacrifici sia i pazienti sia il personale sanitario. La agevole trasportabilità di un simile arnese potrebbe consentire addirittura l’esecuzione di check domiciliari con la possibilità di raggiungere persone normalmente impossibilitate a muoversi, di procedere ad una bonifica “territoriale” con individuazione dei soggetti portatori e adozione di provvedimenti mirati, di dare progressivamente serenità a chi vive con l’atroce pensiero di poter esser stato infettato.

Il test rapido in questione si basa su una analisi molecolare che viene eseguita sulla saliva e su campioni di muco prelevati dal paziente. In pratica funziona identificando una porzione dell’RNA (ossia l’acido ribonucleico, molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica, decodifica, regolazione e l’espressione dei geni) del virus in un paziente.

Mentre sarà prerogativa dei tecnici di settore valutarne l’efficacia (come peraltro già fatto dalla FDA statunitense), ci si augurano due cose.

La prima è che chi deve gestire l’approvvigionamento di prodotti per fronteggiare la catastrofica situazione annienti le pastoie che storicamente affliggono le procedure di acquisizione di quel che serve.

La seconda è che AIFA e le altre realtà in campo prendano spunto dalla Food and Drug Administration, assumendosi le responsabilità che spesso richiedono non un coraggio straordinario, ma semplicemente la competenza che deve avere chi svolge certi ruoli. La burocrazia, non di rado, aiuta a non decidere, a prendere tempo, a mascherare l’incapacità a fare, a non fare domande a chi non sa rispondere…

Uccidiamo anche noi la burocrazia. Invece di fare chiacchiere, di intrattenere la gente con ferali elencazioni di morti e moribondi, di far aspettare le persone dinanzi a Facebook per “dirette” che cominciano sempre con enorme ingiustificato ritardo e sovente di discutibile utilità, proviamo a fare qualcosa.

E’ venuto il momento di applicare lo slogan di un noto immobiliarista. “Non sogni, ma solide realtà”.

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