AFFARI & FINANZA

Il metodo Giannini: “Credito come prima, più di prima”.

Per sconfiggere il collasso economico ecco la strada tracciata dall’italiano Giannini, partito da pochi ortaggi e arrivato a fondare negli States Bank of Italy e infine Bank of America

La storia ha le sue peperonate che, di mestiere, si ripropongono.  Giambattista Vico avrebbe espresso il concetto in termini più appropriati. Ma qui si va di fretta.  E’ appena stato timbrato  il nuovo DPCM relativo al Fondo di solidarietà comunale per l’anno 2020, con cui si autorizza spesa ai comuni per provvedere alle necessità più urgenti. Cifra modica, estorta con dolore alle ragionerie centrali restie ad allargare la borsa per  ragioneristiche considerazioni di sostenibilità.

Per capire meglio chi ha ragione e chi torto, chi esprime indirizzi  utili anche con l’allentamento dei cordoni della borsa e chi invece incarna timori iniqui tenendo i cordoni ben serrati, proponiamo la vicenda straordinaria di una banchiere italiano che di fronte alla chiusura generalizzata del credito ad uomini e imprese rispose con un canone inverso: “credito come prima, più di prima”. Il suo nome? Amadeo Peter Giannini, italiano:  nell’America del primo decennio del ‘900 mise in scacco matto l’intero sistema bancario concedendo credito mentre tutti si rifiutavano di farlo. Era figlio di due emigranti che avevano lasciato il paese natale, Favale di Malgaro, un borgo dell’entroterra ligure dietro Rapallo. 

Il padre Luigi gli fu ucciso davanti agli occhi, per mano di un bracciante che con lui aveva il debito di un dollaro. Nel 1902, una banca della città, la Columbus Saving and Loan, gli offrì di lavorare come dirigente e Giannini accettò. Presto, tuttavia, iniziò a entrare in disaccordo con la politica finanziaria della Columbus che, come tutte le banche dell’epoca, era assolutamente indifferente nei confronti delle difficoltà delle classi sociali più deboli, rifiutandosi di fare loro credito, condizione riservata solo a imprese e imprenditori già consolidati.  Giannini era, invece, convinto sostenitore di una banca aperta a tutti.  Così, il 17 ottobre 1904, Amadeo Peter Giannini aprì la Bank of Italy, investendovi tutti i suoi averi. Per la sede, si ricordò che un altro emigrante italiano, che gestiva un bar situato in un incrocio strategico di North Beach, nel cuore di quello che ancora oggi è il quartiere italiano di San Francisco, voleva ritirarsi e rilevò il suo contratto di affitto. Creata la banca, bisognava farla conoscere. E in questo Giannini fu insuperabile; iniziò a girare porta a porta, a offrire servizi, aiuto e prestiti, a fornire consulenze finanziarie. Nei primi del Novecento non era facile ottenere credito dalle banche (lo stesso vale, a dire la verità, anche oggi), soprattutto per gli emigranti che, in caso di bisogno, dovevano rivolgersi agli usurai. Alla Bank of Italy invece, Giannini concedeva prestiti a partire da 25 dollari e, come garanzia, si fidava del volto del cliente. Scelse personalmente i dipendenti che dovevano conoscere più di una lingua  per poter garantire un servizio sempre migliore. Non volle la presidenza della Bank of Italy e tra le regole che  impose vi era anche quella che gli amministratori avrebbero lavorato senza stipendio, almeno sino a che la banca non avesse cominciato a dare frutti. Decise per un azionariato popolare, volle che nessuno potesse possedere più di 100 delle 3000 azioni distribuite e  limitò il valore delle azioni a un massimo di 100 dollari.

Dopo appena due mesi, la Bank of Italy aveva depositi per 70.000 dollari, che dopo un anno divennero più di 700.000. Alla concorrenza la sua strategia apparve non solo rivoluzionaria, ma anche pericolosa, e gli dichiararono guerra. Sopraggiunse  il violento terremoto che il 18 aprile del 1906 distrusse San Francisco. Fu una tragedia. Le scosse durarono tre giorni, accompagnate da incendi che resero la città un ammasso di rovine. Arrivarono anche gli sciacalli. Giannini usò i carretti della frutta del patrigno per trasportare al sicuro, sotto le verdure, il denaro e l’oro della Bank of Italy.

Le altre banche della città, che a causa degli incendi avevano perso non solo gran parte dei fondi, ma anche i libri contabili, non furono in grado di riaprire subito.

Ma lui, che conosceva personalmente i suoi clienti e la loro situazione finanziaria, dopo soli sei giorni riaprì la banca, creando una sede di fortuna su cui espose un’insegna bruciacchiata con la scritta: «Prestiti come prima, più di prima». La nuova Bank of Italy venne letteralmente presa d’assalto da una folla di bisognosi di aiuto, che ritiravano i depositi o chiedevano prestiti. Giannini distribuiva soldi a chiunque li chiedesse, solo annotando nomi e cifre. Iniziò anche a girare nelle zone de vastate di San Francisco, negli accampamenti, offrendo prestiti senza interessi e riempiendosi le tasche con foglietti firmati da immigrati di ogni nazionalità, talvolta contrassegnati da una croce. Giannini fu l’emblema della ricostruzione di San Francisco, per la sicurezza che trasmetteva, per l’ottimismo che ispirava e per la fiducia che infondeva a coloro che avevano perso tutto. Tutti volevano depositare i propri risparmi nella Bank of Italy. La ricostruzione di San Francisco, all’epoca il principale porto del Pacifico, attirò una massa di piccoli e grandi investitori. Nel 1909, entrò in vigore negli Stati Uniti la legge che autorizzava il sistema delle “branch banking”, e la Bank of Italy aprì la sua prima filiale.

 Nel 1910 acquisì due banche a San Francisco, nel 1912 un’altra a San Mateo. Alla fine del 1912 i depositi ammontavano a oltre 11.000.000 di dollari e nel 1913 Giannini aprì una sede anche a Los Angeles. Nel 1919 la Bank of Italy comprò una banca di New York, iniziando il percorso che lo avrebbe portato alla creazione della più grande banca americana e del mondo. Nel 1930 cambiò il nome della banca in Bank of America National Trust and Saving Association.  Poi, nel 1931, accadde un fatto grave: Giannini venne colpito dalla poliomielite; nell’ambiente si sparse la voce della sua malattia e un’armata di nemici, capeggiati dal banchiere J.P. Morgan, cercò di impossessarsi della maggioranza delle azioni della Bank of America per estrometterlo.  Ma non vi riuscì.

 Lui nel frattempo aveva fiutato anche lo sviluppo  dell’industria cinematografica e il primo progetto in cui investì fu il film d’esordio di un giovane artista di talento, che già aveva avuto successo con il genere comico, ma che non riusciva a trovare un finanziatore per un film che voleva produrre. Il giovane era Charlie Chaplin e il film era Il monello. Fu un successo straordinario e in sei settimane Giannini rientrò del capitale. Strinse anche una profonda amicizia con Walt Disney finanziandogli il primo lungometraggio a colori firmato Disney, Biancaneve e i sette nani. 

Quando la Bank of Italy chiuse i conti ed esaminò i sospesi, ci si accorse che sui prestiti senza garanzia era stato rimborsato il 96% del totale sborsato: complessivamente, considerando gli interessi, la banca non aveva subito perdite sui prestiti concessi ai non abbienti. Al contrario, i grandi banchieri che accettavano solo clienti danarosi, in tempi di crisi si trovarono a subire perdite considerevoli.  All’amicizia Giannini aggiungeva il fiuto per gli affari. Da grande banchiere qual era sapeva bene che il cinema avrebbe portato alla banca grandi profitti. Così, tra il 1936 e il 1952, la Bank of America finanziò oltre 500 film, investendo proficuamente più di mezzo miliardo di dollari. Joseph Strauss, il grande progettista del Golden Gate, il famoso ponte di San Francisco, non riuscendo a trovare un finanziatore del suo progetto, ebbe l’ardire di rivolgersi a lui. E la carta vincente per convincere Amedeo non fu il possibile profitto, ma la convinzione che il ponte avrebbe di sicuro aiutato la popolazione di San Francisco a uscire dalla depressione economica che attanagliava città. Per la sua realizzazione vennero investiti più di 6 milioni di dollari e Giannini impose che la Bank of America non percepisse alcun interesse su quella cifra. Nel 1945 la sua Bank of America superò per entità di depositi la First National City Bank e la Chase Manhattan Bank, le due più grosse banche di New York, e diventò la prima banca del mondo, ruolo che tra alti e bassi ha mantenuto per anni, riconquistandolo saldamente il 15 settembre 2008, con l’acquisto di Merrill Lynch per 50 miliardi di dollari, proprio nel giorno in cui Lehman Brothers dichiarava bancarotta.

Ecco, il più grande banchiere del mondo, intuì tutto questo e lo fece. Per farlo si impose una sola regola: non diventare miliardario, non percepire redditi e compensi inutili. 

Al temine di questa cavalcata riepilogativa è più semplice riproporre il quesito da cui eravamo partiti e più semplice ancora valutare l’emergenza sicurezza che tanto turba il ministro degli Interni Luciana Lamorgese e il capo della Polizia Franco Gabrielli.  Aspettando il DPCM di aprile che diventerà il bivio per il futuro del Paese.

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