SPECIALE CORONAVIRUS

Indulgenza Italia

L’indulgenza di Papa Francesco sul sagrato deserto di Piazza San Pietro, codificata nell’Enchiridion Indulgentiarum, non è un modello esportabile. Ma non è esportabile neanche l’enciclopedia di 123 mila parole per la gestione dell’epidemia da Covid 19

Il gigantesco conflitto di priorità che si sta scatenando attorno al tema della sicurezza, anche fisica, di tutti i cittadini italiani rischia di essere letale almeno quanto il virus che intende debellare.  La sicurezza dei dati contro le soluzioni prêt-à-porter. Gli ordinativi di mascherine validati Consip disponibili quando il picco avrà fatto razzia di vite umane. La Protezione civile che chiama in campo l’Esercito. Le ordinanze che danzano una dinnanzi all’altra con il loro seguito di moduli continuamente aggiornati di accompagnamento e giustificazione.

I cittadini contemplano  i riti e i ritmi  della legiferazione, stellarmente lontani da qualsiasi immediatezza possibile ma obbligatoriamente attenti a tutti gli antecedenti logici e  cronologici del “corpus iuris”: visto, considerato, osservato, valutato, stabilito, richiamato.

L’ingorgo delle priorità in cui siamo finiti prigionieri è figlio di una contrapposizione di tutti gli attori  aventi diritto mai estirpata, ma il cui gioco, a somma zero, costellato da buone ragioni, si misura nell’immenso  torto di produrre paralisi.

Qualche ora prima che il governo adottasse il Decreto Legge n.19/2020 il Dipartimento della Protezione ha diramato una “raccolta” delle disposizioni in materia di contenimento e gestione dell’epidemia  da Covid-19 che consta di 295 pagine: una enciclopedia composta di 123 mila parole, una più una meno. Tutto perfettamente normato. Leggi alla mano, la Consip fornirà le mascherine quando medici e infermieri saranno pressoché infettati in gran parte e i ventilatori li useremo per respirare meglio durante i pic-nic a Villa Borghese.

Ieri, in una piazza San Pietro deserta, Papa Francesco ha concesso l’indulgenza, ovvero ha offerto il “tesoro della Chiesa” a tutti i fedeli che si sono uniti a lui durante la benedizione eucaristica. Non si è trattato dell’indulgenza connessa alla benedizione “urbi et orbi”. Nè di una dispensa dal sacramento della confessione e da tutti gli altri sacramenti definitivamente sanciti (ed epurati) nel Concilio di Trento. La dottrina delle indulgenze, che pure ha conosciuto nei secoli variegate decomposizioni,  pospone alcuni atti (ad esempio la riconciliazione tramite la confessione) in momenti di esemplare impossibilità. Il Papa ieri non ha compiuto alcun gesto straordinario dal punto di vista di quanto contemplato nel diritto canonico, che rende l’indulgenza fruibile in molti modi e in molte circostanze durante lo scorrere dell’anno. Assolutamente straordinario è stato il contesto, caratterizzato da un distanziamento sociale mai visto prima, in cui il gesto è avvenuto ed è stato posto.

Ma in quel gesto è racchiusa anche la misura preventiva, ben studiata e normata, della cessazione delle condizioni ordinarie per intervenuta straordinarietà di fatti ed eventi.

In tempi straordinari, tutto va semplificato e ricondotto all’essenziale, abolendo la forma per mantenere la sostanza.

Non si può dire, con il Papa, “fitte tenebre si sono addensate sulle nostre città” e continuare a regolamentare come se Acea illuminasse a giorno ogni vicolo.

A due settimane dal Decreto del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è ben evidente che le misure del Cura Italia sono impalpabili. I 25 miliardi stanziati sono imparagonabili rispetto ai 200 già persi e mentre questi ultimi sono effettivamente stati persi i primi 25 non sono per niente giunti a destinazione.

Tra poco sarà evidente che non avremo bisogno del “Cura Italia”, ma della “Indulgenza Italia”: una misura, cioè, che prenda atto del  tempo presente e dia la garanzia dello Stato  ai propri cittadini su anticipi bancari e debiti pregressi, offrendo liquidità e consentendo di coprire il buco che si è creato  con la fermata collettiva del Paese. Non c’è molto tempo per evitare che gli italiani siano alla fame e le imprese falliscano una dopo l’altra in un effetto domino generalizzato. Perché allora non ci occuperemo di web security, ma di sicurezza tout-court, come alcuni episodi di cronaca ci testimoniano.

Del gesto di Papa Francesco va raccolta anche la concretezza con cui ha utilizzato gli strumenti che nella sua storia bimillenaria la Chiesa ha previsto e codificato, per i suoi tempi ordinari e per i tempi di emergenza. Lo Stato non li può e non li deve copiare ma li può capire e adottare, mutandone forme, contenuti, scopi e intermediatori.

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