SPECIALE CORONAVIRUS

L’emergenza Coronavirus e le app creative

In nome dell’emergenza sanitaria, stiamo assistendo ad iniziative “home made” che non brillano per trasparenza

Poco meno di venti giorni fa, il Garante della privacy aveva invitato i soggetti pubblici e privati ad astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali degli utenti e dei suoi contatti più stretti.

Aveva chiarito che l’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile, che sono gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica recentemente adottate.

Insomma, il monito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, volto ad evitare iniziative “fai da te”, sembrava piuttosto granitico.

Eppure, in nome dell’emergenza sanitaria, stiamo assistendo ad iniziative “home made”, certamente lodevoli, ma che forse non brillano per trasparenza.

E’ il caso dell’app “LAZIO DOCTOR per COVID“, scaricabile da Google Play e da App store.

Si tratta di un’applicazione della Regione Lazio, annunciata come “strumento con cui informarti e poter comunicare i tuoi sintomi al medico che sarà in grado di monitorare la tua situazione a distanza, in totale sicurezza”.

Visitando il sito della Regione, si legge: “Con questo servizio che sfrutta le potenzialità della telemedicina, sarà possibile ricevere assistenza anche a casa” e ancora, “Contiene inoltre tutte le raccomandazioni e le iniziative regionali legate all’emergenza COVID-19, ed un questionario di autovalutazione”.

Fin qui, tutto molto utile e ingegnoso. 

Tuttavia, scaricando l’applicazione, ci si accorge che tra le varie richieste di consenso, vi è quella di accedere a tutto ciò che è presente nel dispositivo. Sì, avete letto bene! L’applicazione messa a disposizione dalla Regione Lazio chiede l’autorizzazione ad accedere a tutte le nostre fotografie, i video, la rubrica del telefono. 

Qualche domanda sorge spontanea: Cosa se ne farà la Regione Lazio di tutte queste informazioni? E soprattutto, a cosa servono questi dati se il servizio dichiarato è quello di essere informare gli utenti e fornire assistenza medica?

A queste domande non è dato rispondere, perché l’applicazione, solo dopo aver acquisito i dati anagrafici dell’utente e i consensi ad accedere alle informazioni, permette di visualizzare un’informativa a dir poco generica.

Curiosamente, si legge che l’informativa sul trattamento dei dati personali è resa “ai sensi degli artt. 13 e 14 della Legge n. 171/2018”. Sì avete letto bene! Non del GDPR, o del D.Lgs. 196/2003, ma della legge della Repubblica di San Marino sulla protezione dei dati personali.

Ma allora chi è il Titolare del trattamento? Chi decide le finalità e le modalità del trattamento? Dove finiscono tutti i dati raccolti e per quanto verranno conservati? Solo per il tempo necessario a far fronte all’emergenza da Coronavirus? 

Neanche questo è dato sapere, perché nell’informativa nulla si dice.

Eppure i dati sanitari sono importanti, rientrano nelle categorie particolari di dati, ai sensi del GDPR, e per tale motivo, devono ricevere una tutela più forte, anche e soprattutto da soggetti pubblici. E da questi ci aspettiamo qualche risposta.

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