RETI & SISTEMI

Smart learning: ecco come sta andando

Le scuole hanno reagito meglio di altri comparti a questa situazione di emergenza e le università potrebbero addirittura far tesoro di quanto sta accadendo

La crisi scatenata dall’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova la tenuta del nostro sistema sanitario, economico, sociale ma anche la nostra infrastruttura di rete internet. Massimo Carboni, dirigente del Dipartimento Infrastrutture del GARR, la rete italiana dell’istruzione e della ricerca, ha spiegato che in aree come Milano e Roma, ora che molti hanno cominciato a lavorare da casa, il traffico è aumentato del 40%. Lo smart working, ovvero la riorganizzazione del lavoro che si è resa necessaria, sta funzionando molto bene nelle aziende che offrono servizi.

Accanto a tali aziende, anche gli enti impegnati nella formazione, le scuole e le università, stanno utilizzando strumenti per la didattica a distanza. Secondo i dati registrati dal GARR, l’accesso degli studenti agli streaming video delle lezioni e ai contenuti online ha generato nell’ultima settimana un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale. Gli studenti e i docenti stanno avendo modo di abituarsi a piattaforme come Skype e Microsoft Teams che mettono a disposizione strumenti che vanno ben al di là della semplice videoconferenza. Il docente ha la possibilità di condividere il proprio schermo per mostrare slide o degli appunti scritti in tempo reale, può registrare la lezione per lasciare agli studenti la possibilità di riascoltare passaggi poco chiari, e può mettere a disposizione della classe materiale.

Le scuole e le università sono i comparti che probabilmente hanno reagito meglio a questa situazione di emergenza. Le università potrebbero addirittura far tesoro di quanto sta accadendo, programmando per il futuro la registrazione automatica delle lezioni tenute dai professori per proporle agli studenti iscritti con lo status di fuori sede.

E’ ovvio che tutti risentano della mancanza di rapporti umani; gli studenti che non possono vivere la quotidianità delle giornate scolastiche insieme ai propri colleghi, e i docenti che si trovano a dover essere protagonisti di un monologo senza poter ricevere in maniera naturale (fosse solo per uno sguardo o per un’espressione) la reazione degli studenti alla presentazione di un argomento. Detto ciò sono rinunce a cui tutti ci dobbiamo rassegnare se vogliamo dare una risposta seria alla diffusione della pandemia.

Anche le attività di tele-lavoro devono costituire un bagaglio di esperienze utili anche per la programmazione delle attività lavorative negli anni a venire. Molti datori di lavoro si stanno accorgendo solo ora che non è necessario far fare centinaia di chilometri al giorno ai propri dipendenti, dal momento in cui questi ultimi possono essere ugualmente produttivi stando seduti comodamente a casa propria. Ne guadagnerebbe così sia l’ambiente in termini di emissioni di C02, ma anche il dipendente in termini di stress accumulato e tempo perduto solo per compiere il tragitto casa-lavoro.

Sottolineate tutte le cose positive che stanno emergendo dall’uso delle piattaforme online, è necessario evidenziare che i modelli di smart working e smart learning non possono certamente costituire per il futuro le uniche modalità di partecipazione al lavoro e all’insegnamento.

Per quanto riguarda l’ambito lavorativo non possono essere ricomprese all’interno di questa cornice le attività di produzione industriale basate su una prerogativa “hic et nunc” oppure quelle inerenti ai servizi alla persona, per lo meno fino a quando i robot non ci sostituiranno del tutto.

Nel campo della formazione il problema è ancora più evidente per l’impossibilità di partecipare ad attività laboratoriali, per la difficoltà nell’elaborare progetti di gruppo in classe, o per verificare semplicemente che gli studenti non siano distratti durante le lezioni.

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