SPECIALE CORONAVIRUS

Pizza Margherita pericolosa per il coronavirus, ma solo a Roma

Una circolare urgente del Comando della Polizia di Roma Capitale stabilisce quale tipo di pizza sia lecito sfornare

Nel ribollire complottista, un raggio di sole. La giunta capitolina sembra aver trovato ispirazione in un vecchio film di Mel Brooks. A Roma, infatti, un inatteso provvedimento svela che la cinefilia abbia consentito un salto di qualità nel contrasto al coronavirus.

Chi ha visto “Balle spaziali” (parodia della ben più celebre serie “Guerre Stellari” o “Star Wars” che dir si voglia) non può averne dimenticato i personaggi, dalla Principessa Vespa al Presidente Scrocco, dal comandante militare Lord Casco a Stella Solitaria e al Colonnello Nunziatella (la scelta del cui nome ha sempre incuriosito i nostri connazionali che hanno frequentato la Scuola Militare di Napoli…).

Non sono stati certo loro ad aver spinto il Comando della Polizia di Roma Capitale a redigere la circolare “urgente” numero 2020/0000047, avente protocollo RH/2020/0062944 del del 13/03/2020 (per gli appassionati di “fact checking”, quelli che vogliono verificare che non si tratti di “fake news”, il testo è disponibile qui sul sito di Confcommercio) e riguardante le iniziative volte a contrastare il diffondersi della micidiale epidemia di COVID-19.

L’innesco del provvedimento è stato individuato dai più profondi conoscitori di quella “pellicola”, ovvero dagli spettatori più attenti cui non è sfuggito che il taglieggiatore delle galassie attorno al Pianeta Druida è il ripugnante gangster “Pizza Margherita”.

Tra i vertici dei vigili urbani qualcuno ha ricordato l’imprescindibile dettaglio e – temendo per le sorti universali – ha deciso di porre dei vincoli ferrei alla attività di panificazione che rientra tra quelle consentite nel delicato periodo di emergenza. 

Il provvedimento dei “pizzardoni” (manco a farlo apposta questo è il nomignolo che storicamente etichetta i vigili urbani di Roma, come a Milano si parla di “ghisa”) ribadisce la liceità “oltre alla preparazione di vari tipi di pane e grissini, anche la preparazione di pizza e focacce tipiche di panificazione sia bianche (semplici o condite con olio e rosmarino) sia rosse (condite al pomodoro ed olio) e di pasticceria secca”. Ma, attenzione, perché la frase successiva riserva una incredibile sorpresa: “Non si deve considerare compresa la pizza condita e farcita diversamente”.

E’ bastata poco più di una riga per mettere fuori legge la pizza margherita, quella piccante con il salamino (colpevole questa di bruciori e pruriti per i troppo golosi), la “vegetariana” con tante verdure e ogni altra interpretazione del piatto napoletano protetto dall’UNESCO, ma messo al bando dal Campidoglio.

Impressiona – e non poco – quel “condita e farcita diversamente” perché potrebbe essere criminale anche il solo aver aggiunto un pizzico di origano o un minuscolo spicchio di aglio oppure una singola oliva. L’unica eccezione fatta è per il rosmarino, però – si badi bene – testualmente previsto in abbinamento con l’olio sulla pizza bianca…

Non è dato sapere se la pizza comprata antecedentemente alla circolare della Polizia di Roma Capitale rientri nel divieto, se faccia fede la data di scadenza per quella surgelata, se quei bricconi che ne sono entrati in possesso (magari accampando una certo discutibile buona fede) possono cavarsela con una semplice “autodichiarazione”, se il trancio “quattro stagioni” costituisca un vero e proprio corpo di reato e se l’averne comprato un pezzo per l’anziana vicina di casa configuri la fattispecie di ricettazione (anche per via della “ricetta” tradizionale…) al momento del rimborso della somma anticipata in panetteria…

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