AFFARI & FINANZA

Emergenza Coronavirus: BCE, si può fare di più

Il governo ha stanziato 25 miliardi per fronteggiare la crisi. Ma basteranno? Solo a patto che anche la BCE faccia la sua parte

In un momento di emergenza nazionale, in cui è fondamentale rallentare il contagio per salvare quante più vite possibile, è altrettanto importante dare un sostegno economico ai cittadini a corto di liquidità.  Con questo fine il governo italiano ha varato il decreto “CuraItalia”, dal valore di 25 miliardi di euro, con i quali sostiene di poterne attivare almeno 350. Misure a favore di medici, lavoratori, famiglie e imprese. Ma cosa vuol dire, in sostanza? Che il governo, per trovare quei soldi, dovrà creare nuovo debito pubblico, oppure aumentare la pressione fiscale, oppure, ancora, riallocare il budget già stanziato per altri bisogni. 

Ma è qui che occorre tirare in ballo la Banca Centrale Europea. Con l’adesione alla moneta unica, l’Italia ha delegato alla BCE il potere di signoraggio, ovvero la possibilità di stampare nuova moneta per immetterla sul mercato. E la risposta della BCE per affrontare questa crisi planetaria sta nel cosiddetto quantitative easing, ovvero l’acquisto sul mercato di particolari titoli, in particolare obbligazioni emesse dagli Stati.

In sostanza, la BCE crea del nuovo denaro con il quale acquista sul mercato titoli di Stato, soprattutto dal sistema bancario, in modo che le banche, avendo maggiore liquidità, possano finanziare l’economia reale, magari con prestiti e mutui ai privati.

In questo momento, la BCE ha messo in essere un programma di quantitative easing aggiuntivo di ben 120 miliardi di euro.

Questo genere di misure sono state prese da diverse banche centrali, tra cui la FED americana, che ha annunciato un programma di quantitative easing di 700 miliardi di dollari, acquistando almeno 500 miliardi di dollari di Treasury USA e 200 miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteche delle agenzie.

Perché, allora, non distribuire lo stesso volume di moneta ai cittadini in difficoltà, finanziandoli direttamente?

Questo genere di manovra monetaria viene definita helicopter money e consiste semplicemente nell’accreditare ad ogni cittadino dell’eurozona una somma di denaro mensile, consentendo direttamente ai singoli di ottenere la liquidità necessaria per far fronte all’emergenza.

Si tratta, in sostanza, di un’idea già ripresa nel 2015 da Ben Bernanke, ex governatore della Federal Reserve, e che si rifà all’idea di Milton Friedman, Nobel per l’Economia e considerato il padre della teoria monetaria.

Una misura del genere, spalmata su tutti i cittadini dell’Eurozona, vale a dire poco meno di 340 milioni di persone, consentirebbe alla BCE di sostenere tutti i cittadini dell’Eurozona con 200 € per due mesi, dovendo creare “solo” 136 miliardi di euro, cioè poco più della misura straordinaria del quantitative easing già intrapreso.

Venendo all’Italia, e considerando la popolazione Italiana come di poco maggiore di 60 milioni, questo strumento consentirebbe di offrire ai cittadini un aiuto diretto di più di 12 miliardi per almeno due mesi: cioè, in soli due mesi arriveremmo quasi a quei 25 miliardi totali adottati come misure straordinarie dal governo con il decreto “Cura Italia”.

Ovviamente si dovrebbe poi decidere come ripartire questi soldi tra i cittadini al momento più bisognosi, come partite Iva e piccoli imprenditori, in modo da dare una boccata d’ossigeno a quanti in questo momento si vedono il reddito azzerato.

Si potrebbero così riallocare i 25 miliardi stanziati dal governo in maniera più efficiente rispetto al contrasto della pandemia, ad esempio per il supporto ai medici, alle imprese ed alle attività produttive, dal momento che è fondamentale continuare a produrre beni alimentari e generi di prima necessità.

Ma è bene ricordare che questo tipo di manovre monetarie espansive non dovrebbero essere prese a cuor leggero, perché andando ad inflazionare la base monetaria, hanno l’effetto di svalutare nel tempo i risparmi di tutti.

Semplificando all’estremo, si tratta di una misura di breve termine che, seppur auspicabile in una situazione di emergenza, si traduce nel lungo periodo in una tassa indiretta pagata in termini di perdita di potere d’acquisto. Tassa indiretta che comunque pagheremmo tutti di buon grado, se solo ci consentisse di uscire quanto prima da questa drammatica crisi.

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