SPECIALE CORONAVIRUS

Ilaria Capua mundi

Cosa resta, nel 2020, della rivoluzione 2006 introdotta dalla virologa italiana Ilaria Capua

Vo’ Euganeo, epicentro veneto del Coronavirus, dista da Legnaro 38,4 chilometri. I due paesi si trovano in provincia di Padova, il primo ad est della città del Santo, il secondo ad ovest. E a Legnaro sorge l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, oggi diretto dalla dottoressa Antonia Ricci. Nel 2006, la virologa Ilaria Capua era responsabile del gruppo di studio sull’influenza aviaria. In quell’anno il laboratorio che dirigeva fu il primo a caratterizzare il primo ceppo africano di H5N1. Insieme ai suoi ricercatori si rese conto subito che l’introduzione di questo virus nel continente africano avrebbe provocato una vasta epidemia, dal momento che la carne di pollo non subisce restrizioni o limitazioni religiose e viene consumata in tutto il mondo.

Era la prima volta che un virus influenzale con le caratteristiche dell’H5N1 raggiungeva l’Africa e la comunità scientifica non poteva perdere tempo. In quei giorni. la Capua ricevette una telefonata da un funzionario dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, che la invitava a depositare in un database ad accesso limitato (solo 15 laboratori) il codice genetico del virus; in cambio avrebbe avuto accesso tramite password al suddetto database. Rifiutò. Come si poteva permettere solo a 15 ricercatori di lavorarci, quando ce ne sono migliaia in giro per il mondo? Così decise di mettere a disposizione dell’intera comunità scientifica i suoi dati. La sequenza fu scaricata più di mille volte da Gen Bank in una settimana, scatenando un dibattito internazionale sull’accessibilità ai dati scientifici in tempo reale. La tesi della Capua, considerata eterodossa e sovversiva, riguardava (e riguarda) la necessità di condividere i dati in tempo reale, nel momento in cui esiste una reale minaccia globale, emergente e immediata: non si può attendere, perché i virus si diffondono velocemente. È importante utilizzare  la tecnologia della rete per integrare le conoscenze e i dati, dal momento che il lavoro di ciascuno  si edifica sulle scoperte di ognuno.

Oggi l’Oms promuove e sostiene meccanismi di condivisione più efficienti e la scelta della Capua è stata adottata dalle principali organizzazioni internazionali.

Il suo contributo alla scienza cosiddetta “open source ” le è valso un profluvio di riconoscimenti e l’Economist (2013) l’ha inclusa nella lista delle persone destinate ad influenzare di più il mondo, al fianco di personaggi  come il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping che di quell’ “open” ha dato una interpretazione personalissima, a partire dal novembre 2019, consentendo al coronavirus di oltrepassare le frontiere.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad uno scontro economico e politico tra Stati Uniti e Germania. Oggetto del contendere, un potenziale vaccino contro il coronavirus sul quale stanno lavorando gli scienziati tedeschi della casa biofarmaceutica CureVac.

Un vaccino che Donald Trump avrebbe voluto acquisire per gli Stati Uniti in esclusiva e a suon di molti milioni di dollari (rivelazione del  domenicale della Welt). Appunto: in esclusiva agli Usa. La CureVac, azienda di Tubinga, nel Baden-Wurttemberg, sta lavorando ad un medicinale anti-coronvirus insieme al Paul Ehrlich Institut, l’istituto federale tedesco per i vaccini e le biomedicine, e sta lavorando ad un ritmo forsennato alla ricerca di un medicinale che possa contribuire a fermare la pandemia.

Il governo tedesco, del resto, è molto interessato al fatto che vaccini e altre sostanze utili contro il coronavirus vengano sviluppati in Germania, dove i casi di contagio sono aumentati al ritmo di 2 mila al giorno nelle ultime 48 ore. Anzi, il quotidiano di Amburgo Die Welt annuncia che per contrastare il blitz di Trump rappresentanti dell’esecutivo di Angela Merkel stanno  trattando direttamente con la CureVac affinché il vaccino resti in patria.

Nell’uno e nell’altro caso, ciò che colpisce non è tanto l’intento predatorio del presidente americano e la volontà nazionalista di tenere in Germania quanto (presumibilmente) verrà scoperto da CureVac.

Colpisce il fatto che la lezione della Capua non sia ancora stata pienamente compresa, accolta, responsabilmente codificata.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyden ha reso noto di aver preso contatti anch’essa con i vertici della società a cui ha offerto il sostegno finanziario di Bruxelles, perché “è di importanza cruciale trovare un vaccino che aiuti tutto il mondo”. Ecco: tutto il mondo significa “non soltanto gli Usa” e “non soltanto la Germania”. Capua docet

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