SPECIALE CORONAVIRUS

Europa oggetto misterioso

Sembra lontano il tempo in cui miglia di migranti si spingevano verso le nostre coste meridionali con la speranza di trovare nel “Bel Paese” un approdo sicuro da dove ricominciare una nuova vita

L’Italia per lungo tempo ha fornito accoglienza ed assistenza a quelle decine di migliaia di  sventurati che riuscivano a sbarcare quotidianamente nei porti del sud. Sventurati accolti da altri sventurati, con pochi mezzi e risorse a disposizione. La solidarietà è storicamente la grande risorsa di cui l’Italia dispone, spesso incompresa da altri Paesi. In tutto questo, l’Europa appare sempre più come un oggetto misterioso, rispondendo non si sa a quali logiche di sistema che non rispecchiano compiutamente le esigenze dei popoli, in special modo quelli più deboli. Un’Europa molto attenta all’andamento dei nostri conti e delle nostre finanze, sempre molto esigente nelle pretese e poco incline alle politiche di sostegno e solidarietà.

Con la Pandemia determinata dal COVID-19, l’Italia oggi si  trova ad affrontare una nuova sfida, quella della sopravvivenza dei suoi cittadini fortemente minacciati nella propria salute e del proprio sistema economico e produttivo. Anche qui, le istituzioni europee, oggi come allora con la crisi dei migranti, sembrano non voler cogliere il reale senso del problema. Le conseguenze della pandemia evidenziano anche lo stato  di emergenza dei mercati internazionali e delle borse finanziarie, molti paesi si avviano verso una irrimediabile recessione economica, ed ecco che nuovamente si pensa all’intervento dell’Europa salvatrice. Tutti si aspettano interventi importanti, concreti come sarebbe giusto aspettarsi in situazioni del genere. L’Italia, appesa al cornicione dell’Europa, chiede aiuto. La risposta non si fa attendere, l’intervento di madame Lagarde è quanto mai perentorio:  dovete farcela da soli.

Le recenti dichiarazioni del neo presidente della BCE sono la conferma di quello che sembra essere l’orientamento politico dell’Europa nei confronti del nostro Paese. Poca importanza assume il tentativo “di correggere il tiro” del capo economista della BCE, Philip Lane,  intervenuto sul tema per “sanare” la figuraccia del suo capo, facendola apparire del tutto inadeguata al suo ruolo.

Di fronte ad un’Europa che  fugge e si sottrae  alle proprie responsabilità, sottovalutando  la crescente situazione di allarme globalizzata, emerge la capacità di un paese che  trova nella sua storia, nel suo popolo e nei suoi valori  la forza e le energie per risollevarsi .

Viva deve essere dunque la consapevolezza di non incorrere nell’errore di sentirsi orfani di un’Europa sempre più lontana nei fatti ancor prima che nelle parole.

L’Italia vanta oggi uno dei sistemi sanitari migliori a livello europeo, a conferma di ciò si consideri negli ultimi anni si è avuto un forte incremento del cosiddetto “turismo sanitario” nel nostro Paese. Bisogna forse rispettarlo, valorizzarlo e sostenerlo di più in investimento e sviluppo, ciò impedirebbe anche che eccellenti ricercatori e medici aspirino a gratificazioni più incentivanti altrove.

Questa triste esperienza accrescerà la consapevolezza nei cittadini dell’importanza di ritrovarsi in quel sentimento di unità nazionale, ahimè spesso sottaciuto. Se è vero che un popolo dà il meglio di sé nei momenti di difficoltà, l’Italia lo sta dimostrando, con personale sanitario e forze dell’ordine in primis, che si stanno prodigando nell’emergenza sanitaria senza tregua. Anche il settore produttivo è stato capace di scelte coraggiose in favore del loro Paese a discapito dei possibili vantaggi del mercato: la Malvestio SPA, azienda padovana (una delle due società al mondo specializzata nella produzione di letti ospedalieri per la rianimazione) e la Siare Engineering, azienda bolognese (leader nella produzione di ventilatori, respiratori ed apparecchiature di monitoraggio per la rianimazione.

La concreta testimonianza di solidarietà espressa dalla Cina, attraverso l’invio di propri medici, di farmaci e tecnologie in soccorso del nostro Paese  di fronte ad un’Europa che invece preferisce guardare altrove dovrebbe far ben riflettere se in futuro è questa l’Europa alla quale vogliamo appartenere e di cui vogliamo sentirci parte, non nobis solum nati sumus.

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