AEROSPAZIO

Chi salverà il trasporto aereo europeo?

Di fronte a una crisi senza precedenti, è necessaria una presa di posizione che vada oltre il mandato delle singole banche centrali o dei singoli governi

Che la crisi generata dalla pandemia del coronavirus sia di dimensioni che non hanno precedenti, sembra ormai essere compreso dalla stragrande maggioranza dei cittadini europei e non. In Italia siamo i primi ad aver sperimentato l’impatto che questo virus sta avendo sull’economia. Il governo giustamente ha imposto il blocco completo della circolazione dei cittadini per fermare il contagio della malattia. Di fatto l’economia è ferma. O quasi.

Lo è certamente il trasporto aereo. L’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha disposto la chiusura  di numerosi aeroporti, tra i quali Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze, Roma Ciampino, Reggio Calabria, Brindisi, Trieste e Treviso. Praticamente la totalità delle compagnie europee hanno sospeso i loro collegamenti con l’Italia. Ed hanno fatto altrettanto numerose compagnie non europee, quali quelle di Albania, Marocco, Tunisia, Turchia, Malta, Giappone, Canada ed alcuni paesi del Golfo Persico, come il Kuwait.

Ma l’isolamento e la cancellazione dei collegamenti aerei non riguarda solo l’Italia. Di recente il provvedimento del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha bloccato tutti i voli da e per l’Europa. La situazione è altrettanto critica nell’est Asiatico ed in Australia.Il trasporto aereo mondiale sta rapidamente affondando. Il 13 marzo, la BALPA (British Airline Pilot Association) ha diffuso un comunicato nel quale si richiede un immediato intervento governativo perché il sistema del trasporto aereo inglese è al collasso. Il rischio che questa pandemia, afferma il Segretario di Balpa Brian Strutton, lasci l’aviazione del Regno Unito a pezzi è concreto. Il governo inglese, qualche giorno fa, aveva risposto ad una richiesta di abolizione della ADP (Air Passenger Duty Tax, imposta su ogni biglietto aereo) che avrebbe valutato la questione in primavera. Ad oggi le compagnie stanno chiedendo pesanti sacrifici ai propri dipendenti per poter sopravvivere: riduzione del salario, ferie non retribuite, licenziamenti. Ma è chiaro che questi provvedimenti non porteranno a nulla, se non creare ulteriore disagio sociale, vista l’entità della crisi e la sua durata.

Fatta eccezione per il governo cinese e quello italiano, sembra che la presa di coscienza della magnitudine della crisi sanitaria ed economica tardi ad essere percepita dai governanti europei, inglesi e americani.

E’ solo di ieri sera (13 marzo) l’ammissione di Trump che gli USA hanno un grave problema sanitario. I governi dei paesi europei si stanno ancora muovendo in ordine sparso con provvedimenti spesso contradditori tra di loro. Come quello del presidente Macron che decide di non sospendere le elezioni comunali del 15 Marzo, ritenendo che andare a votare non sia più pericoloso di andare a fare la spesa.

Anche le sorprendenti misure per la scarsa quantità, messe in atto dalla BCE a cui hanno fatto seguito dichiarazioni ancor più sorprendenti della sua presidente, Christine Lagarde, dimostrano che la percezione della crisi sanitaria ed economica dei “policy makers” non sembra adeguata alla situazione.

Sono necessari interventi straordinari e, probabilmente, mai adottati in precedenza, da parte dei governi e delle banche centrali per evitare che questa pandemia si trasformi in un disastro dal quale forse non saremo in grado di recuperare. Dopo la crisi del 2008, molti analisti ed economisti mettevano in guardia dal fatto che in una futura crisi finanziaria gli strumenti a disposizione della FED, o delle altre banche centrali, sarebbero potuti essere insufficienti a fronteggiare il nuovo scenario. Taglio dei tassi di interesse (cosa che la BCE non ha neppure fatto), QE (quantitative easing), Helicopter money, potrebbero essere tutti provvedimenti non in grado di far fronte a questa crisi mondiale. Non solo del trasporto aereo, il quale come sempre è il primo ad esserne colpito.

Occorrono nuovi strumenti. Occorre una nuova visione. Ma prima di tutto occorre che tutti i governanti del mondo realizzino che questa volta il problema è enorme e non potrà essere risolto singolarmente, ma che sarà necessaria una cooperazione internazionale senza precedenti.

Il 26 luglio del 2012, l’allora presidente della BCE Mario Draghi pronunciò la famosa frase: “Within our mandate, the ECB is willing to do whatever it takes to preserve the euro and, believe me, it will be enough” (entro il nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto ciò che sia necessario per salvare l’Euro e, credetemi, sarà sufficiente).

Ecco, oggi è necessaria una presa di posizione simile, che vada oltre il mandato delle singole banche centrali o dei singoli governi, e non per salvare l’euro o, molto più in piccolo, il trasporto aereo. Ma per salvare tutti noi.

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