AFFARI & FINANZA

Dark web, criptovalute e… normativa antiriciclaggio

Il dark web è popolata da veri e propri market, illeciti o meno. Ma non è affatto semplice approvvigionarsi a questi mercati

Nell’immaginario collettivo, il dark web è il “lato oscuro della forza”, quel non luogo ove si possono trovare tutti i peggiori compagni di viaggio possibili e ogni mezzo illecito per commettere reati. In realtà, privo di accattivanti vesti grafiche e sconosciuto ai più (e per questo non molto frequentato), è semplicemente l’insieme dei contenuti della Rete che si raggiungono attraverso specifici browser, configurazioni e accessi autorizzativi. Certo, è inutile sottacerlo, forse l’immaginario collettivo non sbaglia di molto ed effettivamente, come molteplici operazioni delle forze dell’ordine testimoniano, nel dark web si vende e si compra di tutto: dai documenti contraffatti agli stupefacenti, dalle armi ai soldi falsi… Questa porzione del web è quindi effettivamente densamente popolata da veri e propri market, ove le compravendite (illecite e non) avvengono quotidianamente. E come avviene per tutti i tipi di mercato, l’evoluzione degli stessi è continua se non quotidiana.

La domanda alla quale si vuole rispondere – o meglio il quesito che si vuole porre – con questo articolo, è quanto sia difficile approvvigionarsi in questi market, anche per chi dell’informatica non ne abbia fatto la propria professione e quanto possa essere difficile per una forza di polizia scoprire questi non luoghi ove l’illecito è diffuso. Poniamo, ad esempio, il caso che io sia un criminale e che per finanziare le mie attività abbia bisogno di acquistare delle criptocurrencies (ad esempio monero) senza lasciare traccia del mio acquisto.

Per l’acquisto di criptovaluta, in Italia, normalmente bisognerebbe rivolgersi ad una Virtual Currency Exchange Platform (in gergo: Exchanger), che è un soggetto che presta il servizio relativo all’utilizzo di valuta virtuale e principalmente quello relativo alla conversione di valute virtuali da/in valute aventi corso forzoso. L’Italia, in tale contesto, è stato il primo Stato membro europeo a introdurre regole sugli Exchanger introducendo una figura innovativa quale il Cambiavalute Virtuale. Infatti, il Parlamento italiano, nel recepire la IV Direttiva Ue, primo in Europa, ha addirittura anticipato alcune disposizioni in discussione, inserendo gli Exchanger quali soggetti destinatari delle normative antiriciclaggio. Le nuove disposizioni sulle valute virtuali sono contenute nell’ art 1 lett. ff) e lett. gg) del D.lgs n. 90/2017 mentre nel successivo art. 3 viene sancito che tra le entità destinatarie degli obblighi della normativa antiriciclaggio, rientrano “i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso”.

E’ stata quindi integrata la legge dei cambiavalute (d.lgs n. 141/2010) cosicché tutti i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sarebbero sottoposti alla medesima disciplina dei cambiavaluta; gli stessi sarebbero anche soggetti tenuti al rispetto degli obblighi antiriciclaggio. Se quindi volessi acquistare della valuta virtuale dovrei sottostare a tutti gli obblighi antiriciclaggio previsti ed in primis quello dell’identificazione.

Ma, se veramente fossi un criminale, sarebbe la prima cosa che non vorrei fare anche solo per non lasciare una traccia di dove sono stato. Eviterei quindi. E, dunque, potrei pensare di accedere ai “meravigliosi” servizi dei market presenti sul dark web. Per procedere allo shopping è ora anche possibile utilizzare dei motori di ricerca come l’ultimissimo “Recon”. Se infatti prima gli indirizzi necessari potevano essere recuperati solo grazie al “passaparola”, oggi anche per gli utenti inesperti (o per le forze di polizia) è possibile ricorrere a questi nuovi strumenti che facilitano le ricerche, profilando le richieste, ricevendo notizie affidabili ed aggiornate o confrontando addirittura i prodotti fra i vari market.

Ed ecco, dunque, che dopo aver fatto l’accesso al dark web ed aver scelto il market corrispondente alla mia specifica necessità con il motore di ricerca mi si presentano due opzioni e nello specifico “buy monero online in United States of America” ovvero “buy Monero with cash in United States of America”. Per ognuna delle stesse rileverei più venditori che hanno a fianco anche la customer satisfation. Quest’ultima per alcuni (in base ai feedback) è addirittura pari al 100%. La cosa effettivamente “strana” è che la valutazione del controvalore della specifica cryptocurrency rimane praticamente uguale tra le due modalità e quindi, almeno per i venditori con il massimo grado di affidabilità, l’oscillazione della valutazione è contenuta all’incirca nei 50 centesimi di dollaro. A me la scelta di pagare in contanti ovvero mandare il corrispettivo via mail o addirittura con money transfer. Sembrerebbe semplice dunque, anche se non si può escludere a priori che la mia interfaccia non sia un appartenente alle forze dell’ordine o un altro criminale che abbia solo interesse a truffarmi o a derubarmi.

Ma se così non fosse…

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