AFFARI & FINANZA

Smart working, burocrazia infinita

Due milioni di euro dalla Regione Lazio per favorire lo smart working di 657 mila imprese in situazione di emergenza. Ma le domande restano complicate come in tempo di normale dittatura burocratica: commissioni di valutazione, erogazioni a fine quarantena, fideiussioni per gli anticipi, nove mesi per le azioni previste

Un avviso pubblico reso noto nel portale della Regione Lazio mette a disposizione oggi un finanziamento che  potrà essere utilizzato sia per servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working, sia per l’acquisto di strumenti tecnologici per l’attuazione del piano di smart working aziendale. Sono due milioni di euro. Pensati per le 657.855 imprese laziali che, come afferma  il presidente di Unioncamere Lazio, fanno del Lazio “la prima regione italiana per dinamicità imprenditoriale”. Tre euro virgola qualcosa per conservare il primato anche in questo tempo di emergenza (il testo ne fa esplicita menzione). In che modo? Innanzitutto con 5 cartelle di “visto”,  “considerato”, “dato atto” e “ritenuto”. Giusto.

Poi, passando al concreto, ci sono 1.300 mila euro per l’adozione di piani aziendali di smart working e 700 mila euro per tecnologie. Per redigere il piano occorre redigere la policy aziendale sullo smart working e descrivere le procedure idonee a introdurre la modalità di lavoro smart. Quindi:

a) analisi organizzativa e dei processi interni aziendali;

b) individuazione delle tecnologie digitali più idonee per lo smart working (es. strutturazione di processi di dematerializzazione, realizzazione di strumenti di social collaboration, utilizzo di devices, ecc.);

c) consulenza giuslavoristica per garantire il rispetto delle normative vigenti;

d) supporto per la stesura del piano di smart working e la redazione dell’accordo aziendale, corredato della modulistica necessaria. Naturalmente l’attività di ridefinizione degli spazi di lavoro aziendali (layout fisici) non rientra tra le voci di costo ammissibili.

E come ci si introduce allo smart working? Con la formazione. L’attività di formazione può essere realizzata dagli stessi soggetti proponenti che si candidano per la realizzazione di attività di formazione e direttamente destinata ai propri dipendenti, o può essere erogata da un Organismo accreditato dalla Regione Lazio. Ogni azione formativa deve essere dedicata esclusivamente ai dipendenti del soggetto beneficiario del contributo e non includere partecipanti di altre aziende; prevedere un massimo di 10 partecipanti;  avere una durata minima di 16 ore. Ai fini del riconoscimento integrale della spesa, la percentuale media di partecipazione dovrà essere superiore all’80% delle ore di formazione previste o, comunque, non meno del 70%, in caso di parere favorevole del Collegio dei formatori.  

Quanto agli strumenti, le spese ammissibili sono rappresentate da notebook e smartphone.

Le domande possono essere presentate a partire da oggi, 12 marzo, e  le azioni devono essere realizzate entro 9 mesi dalla data della comunicazione di avvio attività. Chi prima arriva, meglio alloggia. Questa la documentazione da caricare a sistema per l’ammissibilità alla fase di valutazione: 

  • domanda di ammissione a finanziamento, prodotta dal sistema come da allegato A 01, da stampare, firmare e allegare; 
  • dichiarazioni redatte sui modelli Allegato A 02a e 02b, prodotte dal sistema, da stampare, firmare e allegare dichiarazione aiuti “de minimis”, come da Allegato A 03, da stampare, firmare e allegare (e relativi allegati I e II); 
  • atto di costituzione dell’ATS o ATI, laddove già costituita, nel caso di soggetto associato ovvero dichiarazione di intenti di tutti i soggetti che si presentano in forma associata nel caso di soggetto associato, in sostituzione dell’atto di costituzione, qualora questa non sia stata ancora formalizzata. La dichiarazione di intenti deve essere sottoscritta da tutti i rappresentanti legali dei soggetti coinvolti (Allegato A 04);
  • atto unilaterale di impegno, come da modello Allegato B, prodotto dal sistema, da stampare, firmare e allegare;
  • formulario di presentazione della Proposta da compilare on line (un esempio dei dati richiesti è riportato nell’Allegato C); 
  • scheda finanziaria di progetto, da compilare on line (esempio nell’Allegato D);
  • documento di identità del legale rappresentante, o del suo delegato, del soggetto proponente o, in caso di ATS o ATI di tutti i rappresentanti legali o loro delegati dei soggetti costituendi l’associazione; 
  • eventuali deleghe dei rappresentanti legali dei soggetti proponenti o degli altri soggetti facenti parte dell’ATI o ATS.

La carenza di uno o più documenti o la loro errata, illeggibile o incompleta formulazione, costituiscono motivo di esclusione dalla procedura. 

Chi avrà accesso ai fondi?  Per stabilirlo servono due azioni previe:

a) verifica di ammissibilità formale, a cura dell’Ufficio responsabile del procedimento, volta ad accertare la sussistenza dei presupposti per l’accesso alla fase di valutazione tecnica. A conclusione della fase i progetti saranno esclusi oppure accederanno alla fase successiva;

b) valutazione tecnica, effettuata da una Commissione nominata dal Direttore della Direzione Formazione, Ricerca e Innovazione, Scuola e Università, Diritto allo studio, sulla base dei criteri di valutazione approvati dal Comitato di Sorveglianza del Programma Operativo FSE Regione Lazio 2014-2020.

Infine i soldi.
L’erogazione del contributo avverrà in due tranche; un  acconto, pari al 60% del finanziamento, in seguito all’avvio delle attività, previo ricevimento della dichiarazione di inizio attività, della fattura e della fidejussione; il  saldo, fino al restante 40% del finanziamento, dopo la verifica del rendiconto, sempre previo ricevimento di fattura. Ma l’erogazione dell’anticipo è subordinato, nel caso di soggetti di diritto privato, alla presentazione di idoneo contratto di fideiussione assicurativa o bancaria, a prima richiesta e senza eccezioni, stipulato a garanzia dell’importo da ricevere a titolo di anticipo. Il costo della fideiussione rientra tra i costi coperti dal tasso forfettario pari al 40% del costo del personale dell’azione A. Il soggetto attuatore potrà optare anche per l’erogazione dell’intero contributo a conclusione dell’intervento: in questo caso non è necessaria la presentazione della polizza fideiussoria.

Questo è lo smart working in tempo di coronavirus, nelle cinque provincie che compongono il Lazio, padre di tutti i vizi.

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