AFFARI & FINANZA

Initial coin offering: i rischi delle ICO

La possibilità di perdere il proprio denaro nel mondo virtuale, si sa, sono veramente numerose ma, parimenti, le possibilità per accrescere il proprio patrimonio, pur non avendo le capacità di Steve Jobs, non mancano. A volte basta riuscire ad individuare un progetto che abbia buone capacità di successo e parteciparvi per mutare lo stato delle proprie finanze in maniera sostanziale.

Certo, bisogna ben comprendere dove e quando entrare nel mercato ma soprattutto bisogna comprendere quando uscire massimizzando i propri profitti. Il caso di scuola si ha con la bolla speculativa delle c.d. “dott-com” allorquando la capitalizzazione dei mercati dei paesi più industrializzati vide un rapido aumento del valore delle aziende attive nell’ambito dell’informatica. In generale però si trattava di aziende scarsamente capitalizzate, di piccole dimensioni e molto esposte in un settore fortemente sovrastimato. Dopo un primo momento di forte crescita dei valori azionari ci fu un picco negativo che ingenerò perdite diffuse anche da parte dei piccoli azionisti ai quali erano stati promessi guadagni irrealizzabili. Ricordava molto la vendita di azioni “Aerotyne int” che nel film “the wolf of wall street” Leonardo di Caprio fece promettendo rendimenti delle azioni 10 a 1. 

Ma, se bisogna sempre avere memoria di quanto è successo per comprendere cosa potrebbe succedere nel futuro, occorre anche sfruttare al meglio le nuove possibilità che il mercato ci offre. Attualmente infatti alcune startup fanno ricorso alle Initial Coin Offering (meglio note con il loro acronimo ICO) per finanziare l’avviamento delle loro attività. Si tratta di uno strumento rivoluzionario nel mondo del venturing che, per le imprese che stanno sviluppando soluzioni basate sulla blockchain, permette di superare le regole dei processi di valutazione tradizionalmente seguite da fondi e banche per reperire fondi. Nello specifico:

  • il soggetto che intende reperire finanziamenti con l’ICO diffonde il proprio progetto imprenditoriale al pubblico (c.d. white paper) su di un sito internet dedicato, creando una nuova criptovaluta legata al progetto (token digitali). Tali token digitali attribuiranno ai possessori dei diritti economici legati all’andamento dell’iniziativa imprenditoriale. Potranno rappresentare una quota in un’azienda, un buono di pagamento anticipato per servizi futuri, il diritto a riscuotere dei dividendi… in ciò replicando le caratteristiche tipiche degli strumenti finanziari;
  • coloro che saranno i possessori del token non diventeranno soci della società ma i rapporti con il soggetto emittente saranno regolati da un “digital token agreement” che viene sottoscritto digitalmente;
  • sarà possibile acquistare tali token in una fase di prevendita (c.d. presale) ed in una fase di vendita (c.d. sale). In ragione del momento dell’acquisto si avrà ovviamente un trattamento diversificato. Per aderire all’offerta i sottoscrittori trasferiranno sul portafoglio dell’emittente la criptovaluta richiesta ricevendo contestualmente i token digitali emessi dall’emittente nella misura prefissata;
  • se l’offerta raggiungerà la raccolta del quantitativo minimo richiesto, la stessa si chiuderà e l’emittente inizierà a sviluppare la propria attività imprenditoriale secondo le linee indicate nel white paper. Altrimenti l’emittente dovrebbe restituire le risorse raccolte ai sottoscrittori.

Oltre ciò occorre dire che esiste anche un mercato ove tali token digitali possono essere negoziati, concretizzando l’incremento di valore degli stessi ovvero scommettendo su di un’ulteriore crescita di valore. Un po’ come succede per le azioni quindi. C’è però una differenza sostanziale che rende gli ICO degli investimenti speculativi ad alto rischio. Gli ICO sono infatti differenti rispetto alle IPO (Initial Pubblic Offering) che utilizzano le aziende quando intendono quotarsi sul mercato azionario offrendo le proprie azioni.  Le IPO sono infatti soggette al controllo di un istituto di vigilanza (la Consob in Italia) che certifica la correttezza di ogni singola procedura. Nelle ICO tale controllo non esiste anche se numerose authority hanno posto l’attenzione sulle stesse. Dalla FCA inglese, alla FINMA svizzera, alla Securities and Futures commission di Hong Kong alla Monetary Authority di Singapore.

Quali sono quindi i rischi ? 

Innanzitutto, come detto, si tratta di uno spazio non regolamentato né vigilato da un’Authority così come non è prevista alcuna protezione per gli investitori (ossia un sistema di indennizzo). Parimenti il valore di un token può essere estremamente volatile (così come avviene per le criptovalute), vi sono concrete possibilità che trattandosi di progetti sperimentali gli stessi non riescano nel loro intento causando la perdita dell’intero capitale di rischio e, da ultimo, risulta essere diffusa la percezione (e non solo !!) che talvolta si tratti di una potenziale frode poiché gli emittenti potrebbero non avere l’intenzione di utilizzare i fondi raccolti nel modo stabilito al momento della commercializzazione del progetto. 

Agli investitori, comunque, l’ultima risposta e la capacità di trovare il tesoro che li renderà ricchi.

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