SPECIALE CORONAVIRUS

Coronavirus, gli Usa si preparano all’epidemia

Il morbo è ovunque. Non conosce frontiere e mette paura anche alle superpotenze. Negli Stati Uniti si registrano numeri importanti al punto che Nancy Messonnier, direttrice del Centro nazionale per le immunizzazioni respiratorie presso il CDC, ha detto in conferenza stampa che “In base a ciò che sappiamo dei livelli di contagio e delle esposizioni dovremmo aspettarci di vedere aumentare i casi in modo preoccupante”.  Negli Usa ci sono due filiere di contagiati anche se non si può ancora parlare di focolai. Da un lato i pazienti contagiati sulla nave da crociera Diamond Princess alla fonda davanti al Giappone: trecento gli americani evacuati e di questi 18 sono risultati positivi al Covid-19. Tutti gli evacuati sono in quarantena nelle basi dell’aeronautica di Travis e Sacramento (California) e a Fort Sam Houston a San Antonio (Texas). A questi si aggiungono una cinquantina di persone positive, la maggior parte tornate dalla Cina tra i primi di gennaio e febbraio. Oltre a questi un centinaio di cittadini americani sono ricoverati in Giappone. E in Corea del Sud si registra il caso di un soldato americano positivo al Covid-19. A ieri, dunque, i casi conclamati negli States sono 57, di cui la gran parte rimpatriati  dall’epicentro dell’epidemia e dal Giappone; solo 14 persone sono state controllate negli ospedali perché hanno preso in virus negli Stati Uniti.

Il primo caso di persona contagiata negli Usa è apparso il 21 gennaio a Washington. Un uomo di 35 anni  che aveva fatto ritorno da Wuhan. L’uomo, però, pare che sia stato già dimesso. Il 26 gennaio si registra un caso in Arizona anche lui aveva fatto visita ai familiari a Wuhan. In California il record di contagiati: sono 21. Tutti in quarantena in basi militari. Una donna, positiva al virus – anche lei era stata a Wuhan – ha contagiato il marito; questo è primo caso di contagio diretto sul suolo americano, secondo quanto riferito dal Dipartimento della salute dell’Illinois dove risiede la coppia. Caso simile nel Massachusetts, dove un ventenne, che non è mai stato in Cina, è risultato positivo, ma le sue condizioni sono in netto miglioramento. Anche nel Wisconsin casi di positività in un soggetto che si è recato spesso in diverse città della Cina. In Texas un altro viaggiatore proveniente dall’Oriente è stato ricoverato ed è risultato positivo al coronavirus. La maggior parte dei casi quindi è legata ai viaggi e solo quattro casi da contagio da persona a persona sul territorio americano.

Il Centro di controllo e prevenzione delle malattie , CDC, di Atlanta, quello per intenderci che in passato ha verificato tutti casi di contagio per la ricina, è in stato di allarme. “L’interruzione delle attività quotidiane potrebbe essere grave e tutti dovrebbero cominciare a prendere in seria considerazione questa eventualità” ha sottolineato  Nancy Messonnier, direttrice del centro. Il vicedirettore Anne Schuchat ha affermato che l’attuale situazione globale suggerisce una probabile una pandemia: “Non è questione di se. È questione di quando e quante saranno le persone infette.”

Ma dagli Stati Uniti arrivano anche notizie confortanti. Secondo il Wall Street Journal la farmaceutica Moderna Inc. ha spedito il primo lotto, sviluppato rapidamente, ai ricercatori del governo degli Stati Uniti, che lanceranno i primi test umani per verificare se il vaccino sperimentale possa aiutare a sopprimere l’epidemia originaria della Cina.

L’epidemia è servita per alimentare le polemiche tra Washington, Cina e Iran. Se Trump si è congratulato con la Cina, lo stesso non ha fatto il Segretario di Stato Mike Pompeo che ha accusato Cina e Iran di censurare i dati sulla malattia mettendo così a rischio non solo il propri popolo, ma tutto il mondo. L’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso uno stanziamento straordinario di 2,5 miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza Covid-19, fondi che in parte verrebbero da quelli stanziati per la lotta all’ebola. 

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