SPECIALE CORONAVIRUS

CORONAVIRUS: gli angeli del focolaio?

Tutti a chiedersi da dove sia cominciata la italianizzazione del coronavirus, tutti a dare la caccia al “paziente zero” quasi fosse la Titina che nella storica melodia non è trovata da chi la canta.
La minaccia del contagio – esasperata da una fraintesa libertà di parola sulle piattaforme social – ha monopolizzato ogni conversazione ed è riuscita ad ammutolire chi a tavola con gli amici parlava di pietanze in un loop gastroculturale.
In mezzo a tante chiacchiere (ma nella piena consapevolezza che di chiacchiere si trattava) un amico dermatologo – forse triste per l’assenza di bubboni che in altre pestilenze per lui sarebbe stati forieri di business – ha indotto i commensali ad una riflessione elementare ma suggestiva. Il tema è lo stesso che nel frattempo è stato ripreso da qualche quotidiano che punta il mirino su un ipotetico centro massaggi dove sarebbe scoccata la scintilla.
Un centro massaggi? Uno? Mentre chiudiamo scuole, tribunali e stadi, nessuno (non solo adesso ma anche e soprattutto prima) si è mai preso la briga di andare a mettere il naso (il naso sicuramente no…) in uno dei tanti “esercizi commerciali” che erogano prestazioni di varia natura che sarebbero in qualche modo legate alla “wellness”.
Se si digita “centro massaggi” all’interno di un motore di ricerca che sia capace di localizzare quelli nei dintorni dell’utente potenzialmente interessato ad “opportunità di benessere”, ci si accorge che la mappa della città è costellata da una miriade di “segnalini” pronti ad indicare nei rispettivi punti la presenza di una “struttura” corrispondente alla richiesta.
Avvezzi un tempo ad immaginare il “focolare domestico” (riscoperto dai cittadini delle località in quarantena), dinanzi allo schermo del computer o al display dello smartphone ci si accorge della sbalorditiva densità di “angeli del focolaio”. E se si pensa che molte attività di quel genere non amano promuovere le proprie iniziative commerciali (non solo la pubblicità è l’anima del commercio), è facile comprendere che larga parte delle operatrici non compaiono nella ricerca online o almeno non in quella “tradizionale”.
Un qualunque controllo sulla liceità delle imprese in questione e magari sulle condizioni igienico sanitarie oggi arriverebbe tardi e sono in parecchi ad essere curiosi di conoscere le statistiche (non mancano mai) degli accertamenti ispettivi svolti dagli organi di polizia e dalle autorità sanitarie sullo specifico settore. In un momento in cui tutti strombazzano la prevenzione come fede assoluta, è legittimo domandarsi cosa abbiano fatto prima che scoppiasse il caos di questi giorni.
Complice il periodo carnevalizio, gli spargitori di terrore si sono preoccupati di raccomandare l’acquisto e l’uso mascherine che sono immediatamente a ruba (con l’unico vero risultato di recare un danno significativo alle coppie scambiste e ai verniciatori delle carrozzerie automobilistiche) e di lavarsi attentamente le mani.
La gente, nel frattempo, bistratta e malmena i cinesi colpevoli di essere cinesi, e sta alla larga dai “listolanti” che un mese fa erano sempre gremiti. Chissà se la fuga da certi contesti etnici ha riguardato anche quei locali finora indisturbati e dove ora farà capolino la proposta di un “massaggio rilassante all’Amuchina”….

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