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Guerra al Coronavirus, scende in campo la IA

Da due mesi siamo alle prese con un’emergenza sanitaria che la stessa OMS il 30 gennaio scorso ha definito globale. Iniziata nella città cinese di Wuhan, apparentemente come un semplice caso di polmonite, ben presto, sul finire del 2019, ci si è resi conto della gravità della situazione: un’epidemia di Coronavirus 2019-nCoV che, vuoi per il tempo d’incubazione, vuoi per la circolazione delle persone colpite, si è diffuso nella Repubblica Popolare Cinese e in seguito è stato esportato in tutto il mondo. Solo da pochi giorni sono stati riscontrati i primi focolai in Italia.
I numeri sono tragici. Ad oggi sono stati riscontrati più di 75mila casi di pazienti infetti, e le persone decedute sono oltre 2300, la maggior parte localizzata a Wuhan o più in generale nella provincia di Hubei.
Mentre nei laboratori scientifici di tutto il mondo, dopo aver isolato il virus per poter effettuare i test sulle persone sospettate di essere state contagiate, si sta cercando di creare un vaccino ad hoc, un aiuto potrebbe provenire dalle applicazioni dell’Intelligenza artificiale.
Come ha recentemente dichiarato il prof. Shashi Shekhar del dipartimento di informatica dell’Università del Minnesota, vi è uno sforzo congiunto da parte degli accademici di tutti i continenti ad utilizzare dati geospaziali al fine di aiutare a rintracciare il Coronavirus.
I dipartimenti d’informatica di numerose università in tutto il mondo nonché, con la medesima diffusione e dedizione, aziende private che operano nel campo dell’ICT, stanno mettendo a punto dei sistemi e degli algoritmi che aiutino a ricostruire e studiare i flussi delle persone contagiate.
Tra gli istituti all’avanguardia si può citare la Johns Hopkins University che ha elaborato una mappa costantemente aggiornata con i dati provenienti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Centro statunitense per il controllo delle malattie (CDC) che riporta una visualizzazione in tempo reale della propagazione dell’epidemia, l’elenco del numero totale dei casi, dei decessi e delle persone guarite; il tutto suddivisibile per paese.
Altre università sfruttano l’IA per prevedere la diffusione della pandemia e pianificare, secondo modelli probabilistici, le risorse che saranno necessarie. In particolare si stanno sviluppando metodi di sorveglianza sindromica attraverso indicatori di salute individuali e della popolazione che possano essere rilevati prima che vengano effettuate le diagnosi da parte dei medici.
Non mancano analisti che, guardando al futuro, utilizzano l’intelligenza artificiale ed il machine learning per poter aiutare le organizzazioni sanitarie ad apprendere dagli eventi passati nonché a sviluppare rapidamente nuove conoscenze dai milioni di punti di dati generati in questa epidemia: l’analisi predittiva può essere applicata anche ai dati provenienti da ospedali, aeroporti e altri luoghi pubblici per prevedere la diffusione e il rischio di malattie, magari aggiornando le best practice d’intervento.
Le premesse fanno ben sperare, non ci resta che attendere.

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