AEROSPAZIO

Che fine fanno i rifiuti nello spazio?

I nostri lasciti sgradevoli non tengono conto di quanto possa essere invivibile un ambiente e orbitano in simultanea anche fuori dall’atmosfera.

Parliamo di detriti spaziali, dei veri e propri rifiuti, che, senza tener troppo conto della differenziata, si sono accumulati col tempo a seguito di lanci spaziali o dell’entrata in disuso di determinate strumentazioni: satelliti, sonde, pannelli solari, parti di navicelle e altri frammenti di dimensioni eterogenee.

E’ un problema da tenere sott’occhio, molti sono infatti gli sgradevoli incidenti in cui si rischia di incorrere. Basti pensare che ad oggi “l’aspettativa di vita” di un satellite è tra le prime problematiche da considerare prima del lancio stesso. Qualcuno dovrà quindi occuparsene…

La startup di rimozione dei detriti orbitali giapponese, la Astroscale, collaborerà con la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) alla prima missione volta alla rimozione di una parte della spazzatura che attualmente vaga nello spazio circostante. Faranno quindi parte entrambi di un progetto, il “Commercial Removal of Debris Demonstration project (CRD2)”, che consta di due fasi principali che mireranno alla rimozione di una grande sezione attualmente in orbita di un razzo giapponese.

Astroscale, fondata nel 2013, è un’agenzia interamente focalizzata sulla pulizia dello spazio orbitale, che considera un passo necessario per la sostenibilità a lungo termine nell’orbita. I detriti spaziali sono diventati un argomento di spicco nel settore spaziale anche a seguito delle previsioni che anticipano enormi aumenti nel numero di satelliti attivi in ​​orbita attorno al pianeta in dipendenza dai nuovi progetti di costellazione satellitare ad opera di agenzie come SpaceX, Amazon e OneWeb .

Già ad oggi un ingente quantitativo di rifiuti è in orbita, circa 8000 tonnellate, e il dato è in crescita. Chi situato in orbita bassa e chi invece a distanze maggiori, alcuni sono capaci di far ritorno in atmosfera in breve tempo, altri potrebbero invece rimanere in orbita per un tempo assai più dilatato (parliamo di secoli). Scaturiscono quindi due gravi problemi uno dipendente dall’altro: rilevazione ed eventuali collisioni.

Vi sono detriti imponenti e facilmente rintracciabili, ma anche frammenti dalla dimensione di pochi centimetri che divengono agli occhi delle apparecchiature effettivamente invisibili. Sopraggiunge quindi il secondo problema: che siano grandi o di dimensioni esigue, la velocità che assumono in orbita, elevatissima, in caso di collisioni coi satelliti, potrebbe rendere fatale l’incidente e provocare un nuovo sversamento di rifiuti.

La missione JAXA mira a completare la sua prima fase entro la fine del 2022 e Astroscale la sosterrà costruendo e lanciando un satellite che osserverà e acquisirà i dati sulla componente superiore del razzo che la seconda fase cercherà di eliminare. L’obiettivo è quello di scavare a fondo sul suo movimento e l’ambiente circostante di detriti al fine di raggiungere una rimozione sicura..

La consapevolezza mondiale in merito sta aumentando, come afferma in un comunicato stampa Nobu Okada, fondatore e CEO di Astroscale, che guarda alla rimozione dei rifiuti spaziali come ad un nuovo prolifico mercato, step necessario come garanzia della sostenibilità orbitale a beneficio delle generazioni avvenire.

Astroscale è già coinvolta in altri progetti di rimozione dei detriti orbitali e prevede di lanciare una missione dimostrativa dei suoi servizi nella seconda metà di quest’anno. Questa missione, se tutto andrà secondo i piani, sarà una prima dimostrazione mondiale di rimozione dei detriti orbitali, un passo fondamentale atto a dimostrare la capacità delle loro tecnologie di soddisfare le esigenze di questa crescente opportunità e al tempo stesso fornire, grazie al tracciamento dei detriti, un ambiente operativo più sicuro per le attività d’altri pianificate o in corso per lo spazio orbitale.

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