AEROSPAZIO

Aiuto, c’è un ingorgo nello spazio

Da circa un decennio lo Spazio non è più (soltanto) dominio di governi, militari ed agenzie spaziali.
Un’ondata di investimenti ed imprenditori privati, guarda caso soprattutto negli USA, si sono lanciati – è proprio il caso di dirlo! – alla conquista di mercati e servizi, da fornire a clienti pubblici e privati.
Certo, mai come oggi lo Spazio è la nuova frontiera dove si dispiegano interessi strategici: gli USA e la Francia hanno annunciato addirittura la creazione di una nuova forza armata incaricata di presidiare orbite e satelliti, il Lussemburgo spinge per la corsa ai minerali preziosi disponibili su asteroidi. Le due cose, conquista economica e controllo militare, niente di nuovo, vanno chiaramente di pari passo (come è spesso stato nella storia dell’Umanità, anche se non è politically correct sostenerlo).
Nel 1966, solo 6 paesi, USA, Canada, URSS, Francia, Regno Unito, Italia, disponevano di satelliti e solo 3 (USA, URSS, Francia) potevano lanciarne nello spazio (l’Italia del boom economico fu pioniere assoluto, dietro USA ed URSS…). Oggi, più di 40 paesi hanno la capacità di costruire o gestire satelliti
(inclusi paesi in Africa, Asia e Medio Oriente). Tra il 1957 e il 2014 furono lanciati circa 6600 satelliti, nei prossimi anni, prima del 2025 sono previsti migliaia di nuovi satelliti. I piccoli, nuovi, satelliti vengono sviluppati sempre di più, non solo dall’industria spaziale tradizionale, ma da una nuova ondata di innovatori, visionari, imprenditori o persino studenti e ricercatori che identificano opportunità perché la tecnologia spaziale è diventata più accessibile. Pensiamo alla miniaturizzazione: nel 1999 un satellite di osservazione della Terra, Landsat, pesava 2200 kg … nel
2016 Dove-2 pesa solo 4 kg. Queste tendenze fanno parte del cosiddetto “New Space”, che è nato negli Stati Uniti e che può aprire possibilità anche in Europa, se si prenderanno misure appropriate per incanalare il know-how, il savoir faire che abbiamo. Ad oggi però sono soprattutto imprenditori
USA, guarda caso molti dei quali hanno accumulato fortune sul web (come Jeff Bezos ed Elon Musk) che si spingono alla conquista del New Space, in cui vedono una nuova frontiera per l’Umanità (ed un po’ anche per loro stessi, diciamolo, senza tema di esser cattivi).
Più satelliti nel cielo, gestiti da molti più giocatori rispetto alle semplici agenzie spaziali e ai governi,
comportano anche un aumento dei rischi. Come accade ogni volta che un nuovo mercato si sviluppa, mancano le regole e quindi subito dopo l’inizio della “corsa all’oro”, le Autorità Pubbliche devono intervenire prima possibile per definirne il quadro, i limiti in base ai quali le forze di mercato possono operare. Regole chiare sullo spazio andranno a beneficio dei nuovi arrivati, degli innovatori, delle PMI. Nel settembre scorso, l’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) ha effettuato per la prima volta una “manovra di prevenzione delle collisioni” per proteggere uno dei suoi asset dallo scontro con un satellite in una grande costellazione. Il satellite di osservazione della Terra Aeolus dell’Agenzia ha sparato i suoi propulsori, spostandolo da una potenziale rotta di collisione con un satellite SpaceX nella costellazione di Starlink (un operatore privato, appunto).
In questo quadro anche la sicurezza di infrastrutture e sistemi di controllo da attacchi cyber, assume connotazioni fondamentali per evitarci di vivere scenari anticipati finora solo in gustosi film di 007/James Bond (ricordate Spectre che dirottava satelliti USA contro quelli Russi?).
Lo spazio sta diventando un’infrastruttura sempre più essenziale per le attività umane, con oltre 1.500 satelliti e servizi attivi il cui valore dovrebbe crescere in vent’anni da 350 a oltre 1.000 miliardi di dollari (fonte Merrill Lynch). L’uso di servizi e dati spaziali come input, insieme ad altre tecnologie, per applicazioni a valle, sulla Terra, quindi nei settori più disparati offrono un potente strumento di modernizzazione in molti campi delle nostre economie, società e aree politiche per i poteri pubblici;
basta pensare a ambiente e clima, mobilità, energia, agricoltura, sicurezza e difesa). Galileo, ad esempio, introdurrà servizi innovativi nella localizzazione, precisi fino a 20 centimetri, capacità di individuare emergenze, inviando aiuto in 10 minuti, un segnale robusto e autenticato, utilizzabile sia nella mobilità del futuro (droni, veicoli autonomi) o per proteggere le infrastrutture critiche come le reti elettriche. Si stima che già oggi, oltre il 10% del PIL europeo sia legato alla funzionalità di sistemi
spaziali. Watch this space, si dice in queste circostanze.

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