AI & ROBOTICA

Profili fake? Sempre più facili con l’intelligenza artificiale

Se prima era abbastanza semplice creare falsi profili in rete, oggi lo è ancora di più grazie all’intelligenza artificiale. Già da tempo infatti erano a disposizione siti dedicati per la realizzazione di profili fake, digitando semplicemente alcuni parametri per la configurazione quali sesso, nazionalità e paese di provenienza per avere in un click l’account virtuale operativo e funzionante. Rimanevano tuttavia alcuni dettagli da curare, tra cui la foto da attribuire a quell’identità. Non serve più scaricarne dai social o dai motori di ricerca rischiando di essere scoperti o magari individuati dai soggetti veri immortalati. Basta collegarsi al sito dedicato per avere la foto della persona senza rubarla a nessuno. Esistono in rete siti web gratuiti che consentono a chiunque di creare un’immagine di un soggetto che in realtà non esiste, perché realizzata da un algoritmo: questi servizi sono solo alcuni degli strumenti offerti dall’intelligenza artificiale, che opera in autonomia con relativo auto-miglioramento dei risultati offerti.

Proprio come avviene per un umano, infatti, queste tecnologie si migliorano di volta in volta grazie ad algoritmi che gli consentono di imparare dagli errori, perfezionandosi ulteriormente “strada facendo”. Chi sta pensando alla canzone di Baglioni non è andato del tutto fuori tema: “strada facendo, vedrai che non sei più da solo” ed in rete infatti saremo sempre più in compagnia di bot e IA che, al servizio di quell’azienda o di quello stato, ci affiancheranno nelle nostre vite virtuali con ingerenze dirette e indirette su quelle reali. Sembra un film ma di fatto non lo è, anzi per gli addetti al settore queste righe rappresentano “roba vecchia” perché si è già passati oltre.

Per non spoilerare aspetti e tematiche che tratteremo in altri articoli, è possibile adottare degli accorgimenti per limitare i rischi di entrare in contatto con utenti fake. Una delle raccomandazioni è quella di verificare personalmente la reale appartenenza dell’account a chi dice di essere, basta anche solo un messaggio o una telefonata alla persona di riferimento.
Un altro accorgimento è salvare la foto del profilo e trascinarla nella barra di ricerca del motore Google immagini, per controllare se la foto è già presente in rete in altre pagine già indicizzate dal crawler.
Infine, proprio come ci dicevano da bambini, “non accettare mai le caramelle dagli sconosciuti”: quelle caramelle in rete si chiamano file, ma anche link o semplicemente click, ovvero interazioni dirette con l’utente che comportino azioni da parte nostra che ci espongono a dei rischi.
Sulla base di quanto scritto sino ad ora possiamo anche dire che ciascun bot ha già la possibilità di diventare virtualmente una persona, senza essere la copia di nessuno.
Scenari futuri in tal senso possono essere in parte immaginati, ma il ritmo della rete va talmente veloce che richiede una costante necessità di informarsi su quanto si sta raggiungendo, sullo stato dell’arte di queste tecnologie, prima di caderne vittima inconsapevole.

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