PROTEZIONE & DIFESESICUREZZA DIGITALE

Altro che virus, la minaccia cinese corre sulla rete

C’è virus e virus. Al bando le armi batteriologiche, almeno così dicono, sempre più diffuse quelle informatiche. E la Cina ne fa un ampio utilizzo. L’epidemia cinese ha colpito duramente gli Stati Uniti. Lo ha rivelato il capo dell’Fbi Christopher Wray, che ha lanciato un allarme senza precedenti. Le incursioni informatiche dalla Repubblica popolare stanno prosciugando l’economia americana. Il Federal bureau ha aperto oltre mille indagini su furti tecnologici da parte di cinesi.

Uno scenario inquietante, quello messo in luce dall’Fbi. Gli attacchi informatici non sono rivolti al settore militare come avveniva fino  a qualche anno fa e dove sono state introdotte misure di protezione di alto livello. Questa volta l’epidemia di furti è a largo spettro. I soggetti presi di mira, per usare una terminologia medica, sono quelli più deboli e che presentano strutture fragili. Infatti a essere colpiti dagli “untori” informatici sono settori come l’agricoltura, la medicina, le manifatture. Insomma qualsiasi campo possa dare vantaggi economici acquisendo migliaia di dati sensibili. Il coinvolgimento della Cina è divenuto più che un’ipotesi con l’incriminazione di hacker cinesi per il furto di dati a 145 milioni di americani.  Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato quattro membri dell’esercito di Liberazione popolare Cinese di aver presumibilmente hackerato Equifax e ha dichiarato che sono attualmente ricercati dall’FBI. Il Procuratore generale degli Stati Uniti William Barr ha definito l’hacking del sistema informatico Equifax, che ha avuto luogo nel 2017 e ha interessato circa 150 milioni di americani,”una delle più grandi violazioni di dati nella storia”. L’Unità 61398 dell’esercito di Liberazione Popolare Cinese è stata accusata anche durante l’amministrazione di Barack Obama, per il furto di segreti aziendali e commerciali attraverso l’hackeraggio. Pechino ha negato le accuse, accusando Washington di ipocrisia. La Cina ha ripetutamente segnalato le rivelazioni di Edward Snowden, che hanno fornito prove di massicce attività di sorveglianza e hackeraggio svolte dalla CIA, tra cui un attacco di hacker al gigante cinese della tecnologia Huawei.

Il Grand Jury nel distretto settentrionale della Georgia ha inviato un atto d’accusa a Wang Qian, Xu Ke, Liu Lei e Wu Zhiyong, per frode informatica, spionaggio economico, frode via filo, cospirazione per commettere frode informatica, cospirazione per commettere spionaggio economico e cospirazione a Commettere una frode via cavo. Gli imputati erano membri del 54 ° istituto di ricerca, che faceva parte dell’esercito popolare di liberazione (“PLA”), le forze armate della Repubblica popolare cinese. Gli hacker cinesi, secondo quando asserito dal Gran Jury hanno anche raccolto numeri di carta di credito e altre informazioni di identificazione personale appartenenti a circa 200.000 consumatori americani. In una sola violazione, il PLA ha ottenuto informazioni di identificazione sensibili per quasi la metà di tutti i cittadini americani e informazioni di identificazione personale appartenenti a quasi un milione di cittadini del Regno Unito e del Canada.

Altri due hacker cinesi, identificati ma a piede libero,  hanno lavorato per un gruppo di pirati informatici chiamato APT10 (ma anche Stone Panda e MenuPass). Zhu Hua e Zhang Shilong, questi i loro nomi, avrebbero rubato anche informazioni confidenziali da oltre 40 computer connessi alla Marina militare statunitense e sottratto informazioni personali di oltre 100mila suoi membri. Secondo gli Usa “da almeno il 2006 fino al 2018, i membri di APT10 hanno condotto una estesa campagna di intrusione globale nei sistemi di computer” e hanno agito “insieme” alla Cina. Sono accusati di avere rubato “centinaia di gigabyte di dati sensibili” da una vasta gamma di settori, da quello spaziale a quello farmaceutico.

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