IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

L’ARREMBAGGIO DEI PIRATI DIGITALI PER COMBATTERE IL CORONAVIRUS

Ci sono momenti in cui diritti d’autore e tutele delle opere dell’ingegno devono farsi da parte.
Non si inorridisca dinanzi ad una simile affermazione, tutt’altro che gratuita, né si pensi ad una eresia visto e considerato che chi scrive ha fatto della proprietà intellettuale una fonte di reddito e ha svolto ruoli istituzionali investigativi dove il copyright aveva la sua ragion d’essere.
Provate a darmi torto se non biasimo l’iniziativa del gruppo “Archivist” che ha creato online su “The Eye” una directory ad accesso aperto su oltre 5.000 studi scientifici sui coronavirus, raccolta che chiunque può gratuitamente sfogliare e scaricare senza sottostare al pagamento di alcun “pedaggio”.
Uno degli organizzatori – “Shrine” il suo nickname sulla piattaforma Reddit – ha sottolineato l’immoralità di vincolare al “paywalling” (ovvero alla corresponsione di una certa cifra) la possibilità di visualizzare o fare il download di documenti di utilità collettiva in un momento di emergenza conclamata.
Non è certamente questa la prima azione di “disubbidienza” a determinate condizioni che in altre situazioni sono e devono essere rispettate a protezione di chi ha faticosamente approfondito un argomento, raccontato coraggiose sperimentazioni, documentato risultati e comparazioni, o anche semplicemente dissertato su un particolare tema.
Esiste infatti la “Pirate Bay” della scienza ed è rappresentata dal sito “Sci-Hub” che mette a disposizione oltre 78 milioni di documenti (tra testi in formato html e file pdf) sgraffignati qua e là sul web in barba ai sacrifici dei rispettivi autori e agli investimenti delle case editrici (Elsevier è tra le più saccheggiate).
Va detto – e onore al merito – che parecchi editori scientifici (come l’appena citata Elsevier oppure Wiley o Springer Nature) non hanno aspettato la un po’ barbara pubblicazione “libera” di certi studi sul Coronavirus e, giocando d’anticipo, avevano già rimosso la forca caudina del pagamento su molti documenti di riconosciuta utilità sul tema in questione.
Chris Capot, responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di Elsevier, ha recentemente fatto sapere che la sua realtà aziendale ha pianificato – attraverso ScienceDirect – l’accesso libero ad oltre duemila e quattrocento articoli di ricerca su molteplici ceppi del Coronavirus.
Il business ogni tanto riscopre l’etica.
Sarebbe bello che anche queste operazioni di interesse pubblico diventassero – soltanto loro – contagiose…

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