SICUREZZA DIGITALE

La cybersecurity subito dopo il climate change

Presentato dal World Economic Forum il report sui rischi globali

I rischi legati alle nuove tecnologie sono secondi solo ai rischi legati al cambiamento climatico, che per esperienza comune sappiamo aver avuto una grande eco nell’anno appena trascorso. E’ questa una delle pietre miliari della 14ma edizione del Global Risk Report- Non c’è da sorprendersi di ciò, anzi il WEF avverte che le tecnologie protagoniste della quarta rivoluzione industriale sono intrinsecamente vulnerabili a violazioni di dati personali, furti di identità e attività di hacking, e possono essere origine di conseguenze su larga scala.
Quello che bisogna domandarsi è quanto la pubblica opinione sia effettivamente informata sui rischi che le nuove tecnologie portano con sé, quelle che promettono di semplificarci la vita e renderla più “smart”, per
dirla con un termine in voga.
Si tratta ad esempio dei dispositivi IoT (Internet of Things) che stanno avendo ampia diffusione. Il report sopra menzionato avverte che, per molte aziende che operano in questo settore, l’aspetto della sicurezza
viene spesso relegato ad un ruolo secondario rispetto alla necessità di immettere prodotti sempre nuovi sul mercato.
Questo si traduce per i clienti nel rischio di un incauto trattamento di dati altamente sensibili, che può portare alla creazione di danni fisici e psicologici. Pensiamo ad esempio ai dati medici gestiti da
apparecchiature collegate a internet, alle conversazioni che teniamo nelle nostre case che possono essere captate dagli assistenti vocali, e finanche alle registrazioni video delle IP CAM.
Tutti noi inoltre abbiamo sentito parlare dei malware capaci di criptare i documenti di pc e reti di
calcolatori, e che costringono le vittime a esborsi tra duecento e quattrocento dollari per vedersi restituiti i
propri file. Nonostante le autorità raccomandino di non foraggiare simili attività estorsive, nel 2019 si è rilevato un forte incremento (dal 14% al 39%) delle vittime che decidono di pagare per riavere nel modo più
semplice e veloce quanto temporaneamente sottratto, e questo è un indice della forza delle organizzazioni che sono dietro simili operazioni.
In campo industriale il tema della sicurezza nell’utilizzo della rete catalizza già da molto l’attenzione delle aziende piccole e grandi che, oltre a dover fronteggiare rischi legati a furti di proprietà intellettuale, devono
anche proteggersi da attacchi potenzialmente distruttivi per il proprio business e per la sicurezza delle persone. A dimostrazione di ciò si rifletta sulle conseguenze che potrebbero avere attacchi a centrali per la
produzione e trasmissione dell’energia o al sistema di controllo delle automobili a guida autonoma.
Addirittura secondo Precisesecurity.com circa il 40% delle aziende si dice preoccupato per l’evenienza di cyber-incidenti che possano mettere a rischio i propri affari quest’anno.
La questione è tanto più grave se si pensa al tessuto produttivo italiano, costituito per la stragrande maggioranza da PMI: secondo i dati rivelati da US Securities and Exchange Commission, il 60% delle imprese vittime di
attacchi hacker è destinato a chiudere nei successivi sei mesi. 
Le sfide che deve affrontare la sicurezza informatica sono dunque molteplici e complesse, tuttavia il World Economic Forum evidenzia che gli sforzi in corso vanno nella corretta direzione anche se risultano ancora
frammentati. Oltre all’impegno profuso dai tecnici del settore, è la piena presa di consapevolezza della società che può spingere le aziende a fare di più per rendere protetto, oltre che il proprio know-how, anche
la vita delle persone.

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