CAMPANELLO DI ALLARMESPECIALE CORONAVIRUS

Il Coronavirus fa scoppiare l’infezione digitale di Emotet

Forse la buona notizia della favolosa scoperta tutta italiana a proposito del Coronavirus riuscirà a frenare una contaminazione digitale che al momento ha nel mirino Cina e Giappone.

Lo sciacallaggio è sempre pronto ad affiancare qualunque disgrazia. Quello telematico è capace di manifestarsi con una celerità incredibile e con una estensione geografica sorprendente. Se in occasione dello tsunami del 26 dicembre 2004 – che sconvolse le coste dell’Oceano Indiano e totalizzò oltre 230mila morti – ci fu chi organizzò su Internet finte raccolte di denaro destinate alle tasche dei furfanti e non a supportare i soccorsi, stavolta i cyber criminali hanno scelto di “dissetare” la bramosia di informazioni di chi vuole saperne di più in tema del maledetto contagio innescatosi a Wuhan.

Messaggi in posta elettronica, apparentemente di carattere scientifico e di finalità preventive, hanno cominciato a diffondersi nelle regioni maggiormente vicine alla Cina, ma davvero non è possibile escludere che possa essere scattata una pandemia tecnologica destinata a propagarsi in giro per il mondo senza alcuna distinzione geografica.

Il “bacillo” hi-tech si chiama “Emotet Trojan” e, individuato dai ricercatori di IBM X-Force, è veicolato attraverso e-mail che contengono allegati costituiti da file nel formato Microsoft Word debitamente imbottiti di istruzioni “velenose”.

Il focolaio virtuale al momento è localizzato in Giappone ma la diffusione della contaminazione informatica potrebbe estendersi in un battibaleno sull’intera superficie del globo.

Gli untori del terzo millennio sanno di poter sfruttare la gracilità delle emozioni umane: la paura e persino la semplice curiosità sono capaci di indurre ad aprire comunicazioni non sollecitate che piovono nella cassetta della posta elettronica. Basta proprio un attimo e qualche “clic” di troppo: quando il puntatore del mouse o il polpastrello sul touchscreen vanno a sollecitare l’icona dell’allegato, il dispositivo elettronico (poco importa se computer, tablet o smartphone) è immediatamente trafitto da una sorta di iniezione letale.

L’atmosfera di terrore e di panico induce chiunque, anche le persone più attente, a “saperne di più” e anche un messaggio via mail (specie se avvolto dalla sedicente autorevolezza di un presunto mittente istituzionale o di un fasullo centro di ricerca) finisce con il trasformarsi in un ordigno capace di cancellare dati, danneggiare programmi, aprire le porte di accesso ai malintenzionati che vogliono fare man bassa di informazioni personali.

Anche i tecnici del KasperskyLab hanno individuato l’arrivo di una ondata di “spam” che – simulando avvertimenti e consigli in tema di Coronavirus – sono in grado di gabbare i destinatari, recapitando dalle trappole di phishing alle installazioni di Cavalli di Troia.

Il testo del messaggio è sapientemente dosato con l’impiego di avvertenze calibrate in ragione delle aree di residenza di chi leggerà la mail e con un linguaggio estremamente persuasivo e quindi capace di “far ubbidire” il ricevente. Il malcapitato – erroneamente convinto dell’utilità e della credibilità di quel che è arrivato via mail – non esiterà a seguire le indicazioni e il suo comportamento finirà con involontarie operazioni di “autolesionismo tecnologico”.

Non è finita. Il “Trojan” trasforma lo sfortunato utente in portatore tutt’altro che sano di infezione informatica. Dalla sua casella di posta elettronica partiranno messaggi indirizzati ad amici, parenti e colleghi elencati nella lista dei contatti. La parola “virus” adottata dall’universo dell’elaborazione e della trasmissione dei dati non è stata scelta a caso…

@Umberto_Rapetto

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11 commenti

  1. Note

    Grazie dell’utilissimo allert!
    La sicurezza informatica costituisce oggi, senza dubbio, un bene sociale: strano che avvertenze del genere non rientrino nelle responsabilità di un qualche ente che abbia il dovere di vagliarle, raccogliere e mantenere aggiornate in una bacheca digitale accessibile a tutti i naviganti del web!

  2.  “Emotet Trojan”……
    hai proprio ragione….
    è un virus bastardo…. fa leva su i sentimenti e gli stato d’animo delle persone….
    il problema è che non è stato ancora trovato un antivirus….
    GRANDE SCERIFFO ??❤

  3. Ciao Umberto e complimenti per la tua nuova avventura. La divulgazione di notizie come questa, bisogna ammetterlo, non è ma stata una prerogativa delle istituzioni se non quando gli interessi in gioco riguardano società o enti “cari” a qualcuno…Di queste “infezioni” ne hanno parlato in passato riviste specializzate ai più sconosciute ma finalmente, oggi, hai creato qualcosa che sicuramente a molti renderà la vita meno complicata, sempre che gli utenti vogliano fare tesoro delle tue raccomandazioni. Tanti auguri ancora e complimenti per il tuo editoriale. CT

  4. Complimenti Umberto per la grande iniziativa e per l’articolo ricco ,come tutti gli altri, di cultura, esperienza e conoscenze tecniche!

  5. Grande Umberto, sempre utile sapere queste cose, anche se si lavora in ambiti informatici, il momento del “co…jone”…arriva per tutti ed un click disattento potrebbe diventare fatale.

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